25 maggio 2020

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21.05.2020 Tags: Personaggi , Musica

«Anima, tecnica e
romanticismo:
Michelangeli e tutti
i suoi demoni»

Uno dei più grandi interpreti del Novecento resta ancora un misteroUn personaggio schivo, una personalità complessa e una maestria riconosciuta: la vita e i demoni di Arturo Benedetti MichelangeliABM con il sindaco di Brescia Bruno Boni al Teatro Grande
Uno dei più grandi interpreti del Novecento resta ancora un misteroUn personaggio schivo, una personalità complessa e una maestria riconosciuta: la vita e i demoni di Arturo Benedetti MichelangeliABM con il sindaco di Brescia Bruno Boni al Teatro Grande

Ottantotto tasti, come altrettanti tasselli sulle tracce di un fantasma da rievocare. «La musica è il sogno. Tutti i musicisti lo sanno. Anche quelli meno dotati. C’è questo dire senza parole e senza immagini, questo entrare in un modo così cristallino degli stati d’animo, come fosse una lama invisibile che non toglie, che non recide, che non ferisce, ma svela, apre, mostra, e soprattutto rivela». Nel centenario della morte, è l’evocativa prosa di Roberto Cotroneo a richiamare alla contemporaneità la figura di Arturo Benedetti Michelangeli, per la storia della musica ABM, geniale pianista nato a Brescia il 5 gennaio 1920 e morto nel 1995 a Lugano nel suo cocciuto esilio. Un genio. Al pari di Rubinstein, Horowitz e Richter. E che continua a essere una figura misteriosa e dibattuta, una nebulosa che forse potrà essere afferrata solo in frammenti, come intuisce l’abile scrittura di Cotroneo nelle pagine de «Il demone della perfezione. Arturo Benedetti Michelangeli, l’ultimo dei romantici», edito da Neri Pozza. All’inizio del libro, parla di ABM come di una «porta da attraversare». Dove conduce questa porta? Il virtuosismo musicale è qualcosa che si va perdendo. O meglio: si va perdendo quell’idea romantica e vertiginosa dell’esecutore che un tempo imperava e aveva un senso. Oggi i musicisti sono molto tecnici, ma sono poco avvolgenti. Michelangeli è stato qualcosa di diverso. È un mondo che non esiste più. Anima e tecnica. Oggi abbiamo molta tecnica e poca anima. Nel volume rintraccia i suoi anni bresciani, i maestri, le frequentazioni: che rapporto ha avuto con la nostra città? Ha sempre amato Brescia. Al punto da suonare a Brescia anche quando ufficialmente non suonava più in Italia. Il Corriere delle Sera titolò: Arturo Benedetti Michelangeli suona a Brescia ma non in Italia. Era un provinciale, alla fine, nel senso più squisito e positivo del termine. «Il demone della perfezione» è una biografia anomala, che riprende il crinale che aveva già percorso con il volume su Chet Baker. Un libro che ricostruisce per frammenti la vita, l’opera, l’uomo e l’artista, nel quale entra anche l’interiorità di chi ascolta e, come nel suo caso, di chi scrive. Come ha vissuto la sua gestazione? Certo, con Chet andò più o meno così. Ma era un romanzo. In realtà è il mio libro su Caravaggio a fare da gemello a questo testo. Stessa struttura, stessa lunghezza e stesso tipo di capitoli. Ma, e c’è un ma: questo è un libro che ho pensato per 25 anni senza neppure saperlo. Cos’è il demone della perfezione che lo possedeva? Una frustrazione. Un’impossibilità. Un amore che ti annienta ma di cui non puoi fare a meno. Oltre ogni buon senso. E forse oltre ogni buon senso era anche la sua propensione a non raccontare sempre il vero. Una tendenza che lo accomuna alla grande letteratura e alla mitologia dei personaggi letterari. Era un provinciale. Gli piaceva la commedia. La provincia è un mondo di mitologie false. Basta pensare a cosa ha combinato Fellini in un piccolo posto come Rimini. ABM amava raccontare cose non vere perché tutto il suo spirito rappresentava il vero. Parla anche della sua profonda religiosità: è stato un uomo vicino al concetto del sacro? La sua religiosità era semplice, pastorale. Da Vaticano II. Non era un intellettuale del sacro, era un chierichetto del sacro. E lo dico con rispetto, con positività. Come crede che ABM vivrebbe il mondo di oggi? Oh, non lo so. Sa, è come chiedermi cosa avrebbe pensato Debussy dei file Mp3. Sono altre storie. Per fortuna incommensurabili. Ci regalano la distanza dal presente. E una forma di bellezza. Siamo nel centenario della sua nascita, per ora senza grandi eventi a celebrarlo. Per quali motivi oggi è importante ricordare la sua figura? Perché stiamo perdendo tutto. Stiamo dimenticando tutto. E dimenticare è il crimine peggiore. Dimenticare è non poter più trasmettere alle generazioni future. E questo non lo possiamo fare, questo non lo possiamo permettere. Questo è il vero sacrilegio di questa contemporaneità.

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