22 ottobre 2020

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28.09.2020 Tags: Musica

Baglini, Lonquich e Colli rinnovano i fasti del Pianistico

Alexander Lonquich e Cristina Barbuti ringraziano il pubblico che applaude dopo la loro esibizione FOTOLIVEDistanze rispettate al Festival SERVIZIO AGENZIA FOTOLIVE/Simone VeneziaLa platea del Teatro Sociale per questo avvio di Festival Pianistico Internazionale AGENZIA FOTOLIVE
Alexander Lonquich e Cristina Barbuti ringraziano il pubblico che applaude dopo la loro esibizione FOTOLIVEDistanze rispettate al Festival SERVIZIO AGENZIA FOTOLIVE/Simone VeneziaLa platea del Teatro Sociale per questo avvio di Festival Pianistico Internazionale AGENZIA FOTOLIVE

Pagine note e partiture da riscoprire: l’ultima giornata dell’intensissimo week end musicale del 57° Festival pianistico in edizione speciale è iniziata col concerto del mattino, alle 11 al Sociale col recital di Maurizio Baglini, celebrato pianista che ha iniziato il suo programma con una delle composizioni meno note di Franz Schubert. LA SONATA in sol maggiore D 894 nota anche come «Fantasia», non è facilmente paragonabile alle altre composizioni, ad esempio per i forti contrasti nelle sonorità che caratterizzano il primo movimento ma anche per la sua conclusione, un amplissimo Rondò che allinea ben cinque episodi e una coda enigmatica. Bella questa prima prova di Baglini, cui è seguita subito dopo la Sonata op. 81a «Gli addii» di Beethoven, un pezzo che ci rimanda all’epoca in cui i Francesi occuparono Vienna costringendo la nobiltà – fra cui l’Arciduca Rodolfo d'Austria – ad allontanarsi temporaneamente dalla capitale. Grande sobrietà da parte di Baglini nel «raccontare» i patemi di questo esilio, fino al brillante Finale che sottolinea il felice esito della vicenda e la conclusione di una delle pochissime composizioni «a programma» (ma il termine è fatalmente inesatto) di Ludwig van Beethoven. Baglini ha raccolto gli applausi del nostro pubblico e non è stato avaro di bis, iniziando ancora da Schubert con la poesia del Momento Musicale n. 6 op. 94. Poi una vera e propria chicca con la versione pianistica piena di sottile nostalgia di Ferruccio Busoni di quel Corale «Ich ruf’ zu Dir, Herr Jesu Christ» BWV 639 di Johann Sebastian Bach che Andrei Tarkovskij usò nella sua versione originale per organo nella colonna sonora del suo film capolavoro, «Solaris». Nel pomeriggio il Teatro Sociale ha ospitato il recital pianistico di Alexander Lonquich, artista che si è speso generosamente a Brescia in questi tre giorni, poi è giunto il gran finale del concerto serale con la Filarmonica del Festival diretta da Pier Carlo Orizio e con la partecipazione solistica, nella seconda parte, del pianista bresciano Federico Colli per il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra op. 19 di Beethoven. Ma prima della celebre pagina dedicata al 250° della nascita del genio di Bonn non possiamo non citare il fascino dell’Entracte n. 3 da «Rosamunde» di Schubert, una delle più belle melodie mai scritte. Ecco entrare in scena Federico Colli, che ha affrontato quello che è il meno eseguito dei cinque Concerti beethoveniani con grande impegno rendendo con nitore e brillantezza l’Allegro con brio iniziale e cogliendo pienamente, ben sorretto dagli archi dell’orchestra, l’intensità quasi commossa dell’Adagio centrale prima di lanciarsi nel Rondò finale. E nei bis, spazio al terzo movimento del Concerto K 59t di Mozart. Il 10 e l’11 ottobre prossimi il Festival propone, nella chiesa di Santa Maria del Carmine, la Sinfonia n. 4 «La vita celeste» di Mahler, con la partecipazione del mezzosoprano Annalisa Stroppa. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Fertonani
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