21 maggio 2019

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14.06.2017

Bahrami-Micheletti Viaggio fantastico tra Bach e Calvino

Micheletti come Marco Polo racconta città invisibili come Isadora e Zaira a  Kublai Khan e Bahrami   compie un viaggio da Bach a Schumann
Micheletti come Marco Polo racconta città invisibili come Isadora e Zaira a Kublai Khan e Bahrami compie un viaggio da Bach a Schumann

Non solo un viaggio descritto in parole e musica ma un vero mondo fantastico in cui il sogno può essere desiderio ma trasformarsi anche nell’ incubo del viaggiatore. È un po’ la sintesi di «Le città invisibili - Sogno per voce e pianoforte», drammaturgia di Carla Bino andata in scena ieri sera in piazza Paolo VI per il Festival Corpus Hominis davanti a un pubblico numerosissimo, attirato ovviamente dall’originalità della proposta ma anche dai due protagonisti in scena, Ramin Bahrami al pianoforte e la voce recitante di Luca Micheletti.

DUO estremamente affiatato che ha presentato cinque momenti incorniciati dal tema del «Träumerei» di Robert Schumann usato come Leitmotiv per passare da un sogno e da una città all’altra ma con una sensibilità sempre diversa, un po’ come nella celebre Passeggiata dei Quadri di un’esposizione di Musorgskj.

Un viaggio che ha letteralmente affascinato il pubblico con una selva di particolari, di immagini che Micheletti proponeva via via nel ruolo di Marco Polo che racconta di queste città al Kublai Khan: cominciando dalla città di Isadora con le sue chiocciole e le sue scale a chiocciola, con i suoi violini e i suoi combattimenti tra galli; o Zaira con i suoi tetti di zinco in cui ciò che conta veramente sono le misure non solo tra una casa e l’altra ma tra un abitante e l’altro; o ancora Tamara in cui le insegne regnano sovrane su tutto e tutti indicando minuziosamente, maniacalmente tutto ciò che si può fare o ciò che è proibito. Col procedere del viaggio nelle Città Invisibili di Italo Calvino è apparso chiaro che questa selva di immagini fantastiche è un modo per sognare ciò che è palesemente favoloso e irreale, ma anche di esorcizzare paure e desideri malati.

AD ACCOMPAGNARCI in questo percorso una musica sublime come quella delle Partite di Johann Sebastian Bach interpretata da Bahrami, musica significativa in questo viaggio immaginario verso un Oriente favoloso; perché Bach, come diceva giustamente Bahrami, ha in sé alcuni «semi» dell’Oriente, basterebbe guardare alla forma della Sarabanda che nella sua origine non è davvero occidentale.

Sapiente regia fatta di colori proiettati dai fari sulla maestosa e bianca facciata del Duomo. Il pubblico è rimasto affascinato dalla proposta, tanto che si è trattenuto spesso dall’applaudire per non interrompere la magia di una proposta realizzata in modo suggestivo da Luca Micheletti e Ramin Bahrami.

Luigi Fertonani
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