07 giugno 2020

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17.02.2020

Brescia, Corte Franca, Darfo Boario, Erbusco e Vestone PFM E DE ANDRÉ

Di Cioccio: «Vedere il film è come riabbracciare un grande amico»
Nel film brani di De André come «Il Testamento di Tito» e «Rimini»
Di Cioccio: «Vedere il film è come riabbracciare un grande amico» Nel film brani di De André come «Il Testamento di Tito» e «Rimini»

Luigi Fertonani MILANO Tre giorni di opportunità di vedere coniugati, su grande schermo, il cinema, la musica e la poesia dei testi delle canzoni. Da oggi a mercoledì viene infatti proiettato «Fabrizio De André & PFM – il concerto ritrovato», il docufilm diretto da Walter Veltroni e presentato nei giorni scorsi in prima nazionale, un video che propone l’ormai storico concerto che si tenne a Genova il 3 gennaio 1979; a Brescia è in programmazione alla Multisala OZ, in provincia allo Starplex di Corte Franca, al Garden di Darfo Boario Terme, all’Arcadia di Erbusco e all’auditorium comunale di Vestone. I DUE NASTRI video e audio erano stati custoditi per oltre quarant’anni anni dal regista Piero Frattari che partecipò alla realizzazione delle riprese, ma stavano ormai per essere mandati al macero assieme a migliaia di altri nastri. Le immagini sono state non solo miracolosamente salvate, ma sottoposte a restauro per diventare la parte centrale ed essenziale del docufilm diretto da Walter Veltroni, realizzato da Except e prodotto da Nexo Digital in collaborazione con Sony Music Italy. Nella prima parte del film il regista, in compagnia di David Riondino e di Dori Ghezzi, ricostruisce durante un viaggio in treno la nascita di quell’esperimento che ebbe origine non senza difficoltà: Fabrizio De André infatti era perennemente diffidente nei confronti delle macchine da presa e aveva dato il suo benestare all’operazione a patto che regista e tecnici relativi non si facessero proprio vedere; non gradiva la tecnologia a tal punto da seppellire il proprio telefonino in giardino, dopo aver ricevuto una bolletta astronomica. «Le immagini furono girate da Piero Frattari con pochi mezzi e poche luci, in modo che Fabrizio non avvertisse la presenza, che non amava, degli strumenti per girare la documentazione visiva del concerto – dice Walter Veltroni –. Su un piccolo treno o nel teatro parrocchiale dove si fecero le prove, alcuni dei protagonisti di quell’esperienza ricostruiscono il clima di quei giorni e la scelta dell’incontro tra le due musiche, quella della canzone d’autore e quella del rock progressivo. Due mondi che si sentivano lontane come i loro pubblici». Tra gli intervistati nel docufilm Franco Mussida e Flavio Premoli. E Franz Di Cioccio della PFM: «Che bello ritrovare Fabrizio sul palco con noi… vedere il film del concerto è come riabbracciare un grande amico che ha sempre raccontato gli uomini e le donne: senza dare buoni consigli». LA SCALETTA del concerto è molto ampia, inizia con «La canzone di Marinella» e comprende fra le altre «Il Testamento di Tito», «Un giudice», «La guerra di Piero» e «Rimini» per concludere con «Volta la carta» e «Il pescatore». Sullo schermo vengono proiettati anche molti dei testi, nella grafia che Fabrizio usava come promemoria durante i suoi concerti, e questo permetterà agli appassionati di ripercorrere le canzoni del cantautore genovese. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Fertonani
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