26 agosto 2019

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14.07.2019

«Domino», la Cia e l’Isis raccontate da De Palma

Una foto di scena di «Domino», l'ultimo film di Brian De Palma
Una foto di scena di «Domino», l'ultimo film di Brian De Palma

ROMA «Siamo americani, leggiamo le vostre email». Si chiude così, con questa cinica battuta dell’agente Cia (Guy Pearce) a uno sbigottito agente speciale, ma solo danese, Nikolaj Coster-Waldau «Domino», l’ultimo film di Brian De Palma in sala l’11 luglio con la Eagle. Un thriller, in salsa terroristica, con alcune zampate in puro stile De Palma, e momenti, al contrario, più deboli. Un film verso cui lo stesso regista di «Vestito per uccidere» ha preso le distanze più volte. Per «Domino» ci sono stati infatti tagli non voluti (da due ore si è passati a 90 minuti), tante divergenze creative, una sceneggiatura non del regista (firmata da Petter Skavlan), effetti speciali non all’altezza e tutto questo in una produzione europea composta da fondi danesi, francesi, belgi, olandesi e italiani. Insomma un ritorno al cinema quello di De Palma - l’ultimo suo film è stato «Passion» nel 2012 - un po’ complicato in un lavoro che aveva dalla sua la più cocente attualità, ovvero la lotta internazionale contro il terrorismo internazionale dell’Isis. Questa la storia. Christian (Nicolaj Coster-Waldau) e Alex (Carice van Houten), sono due poliziotti dell’unità crimini speciali di Copenaghen. Dopo l’omicidio del loro caro collega Lars (Sren Malling), durante un’azione di polizia consumata tra i tetti della città e degna del miglior Hitchcock, i due si lanciano in una disperata caccia all’uomo per trovare il colpevole, un affiliato ad una cellula danese dell’Isis. Un infinito inseguimento da parte della coppia, dalla capitale scandinava a Bruxelles fino ad Almeria, per scoprire, solo alla fine, di stare dentro a un intrigo internazionale molto più grande di loro. L’uomo a cui danno la caccia, il radicalizzato Ezra Tarzi (Eriq Ebouaney), è sotto l’interessata protezione della Cia e questo per dare la caccia al davvero pericolosissimo Sheikh Salah Al Din (Mohammed Azaay). In questo De Palma, ormai da tempo orfano di Hollywood che non finanzia più i suoi film, c’è ancora il suo immenso talento, il suo singolare modo di girare, fatto di dilatazioni del tempo, riprese chirurgiche e zoom impossibili. Non solo, in «Domino» c’è anche un po’ di Italia: le musiche di Pino Donaggio in una delle scene più belle del film (quella della corrida con un simil-bolero di Ravel) e alcune riprese in Sardegna tra Cagliari, Capoterra, Domus De Maria e Pula. •

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