14 luglio 2020

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24.02.2020

Il Pinocchio di Garrone «Il mio inno alla povertà»

Roberto Benigni, Federico Ielapi e Matteo Garrone
Roberto Benigni, Federico Ielapi e Matteo Garrone

ROMA «Si è vero, Pinocchio è un po’ un inno alla povertà, ma mio padre e mia madre, che sapevano leggere, me lo avevano fatto conoscere. Ma non avrei mai immaginato che sarei stato l’unico attore al mondo a fare sia Pinocchio che Geppetto, mi manca a questo punto solo la Fata Turchina». A parlare così è un brillante Roberto Benigni che insieme a Matteo Garrone ha presentato stamani nella sezione Berlinale Special Gala il “Pinocchio“ in cui interpreta Geppetto. E aggiunge poi il premio Oscar in conferenza stampa: «Certo ho lavorato con tutti, Federico Fellini, Marco Ferreri, Woody Allen, Jim Jarmusch e Bertolucci, ma lavorare con Matteo Garrone è tutta un’altra cosa, è talento puro. Una volta ha bloccato il set solo perchè non amava il colore di una coperta. Garrone - sottolinea Benigni - lavora con la precisione di Visconti e la povertà di Rossellini. Uno stile completamente italiano il suo. È vero nella sua opera c’è Tim Burton, ma anche i nostri Macchiaioli». Sul web è virale un video in cui si vede un padre che in Siria fa credere alla figlia Selva che la guerra sia tutto un gioco, pur non avendo mai visto La vita è bella. Così replica Benigni: «Sono contento di questo. Vuol dire che certe cose accadono davvero. Un papà vero che fa? Protegge i suoi figli e Geppetto è il padre per eccellenza». Infine da lui il racconto di come Coppola gli aveva proposto a un certo punto di fare Pinocchio:«ci siamo visti più volte e ne abbiamo parlato, ma poi non se n’è fatto nulla». «Roberto - dice invece Garrone - ha dato verità a Geppetto anche grazie alla sua grande umanità ed enorme generosità. Ho cercato di sorprendere il pubblico per fargli scoprire il testo originale e ho lavorato anche sui disegni originali di Mazzanti. Insomma - continua il regista - il mio Pinocchio è un film nato per il pubblico dai piccoli ai grandi. E questo l’ho fatto con Massimo Ceccherini che mi ha aiutato nella sceneggiatura con la sua anima di uno che non cresce mai come me, di uno che ama restare bambino. Ceccherini mi ha aiutato nelle dinamiche comiche senza sovrastrutture intellettuali». Chi era Pinocchio? «È una storia senza tempo che parla molto dell’Italia anche attraverso allegoria di animali, una storia che parla non solo d’Italia, ma di tutti noi». Sulla sua partecipazione al Festival di Sanremo e sulla sua presenza oggi a Berlino conclude Benigni: «sono passato dalla cosa più italiana a quella più internazionale. A Sanremo poi, leggendo il Cantico, dei cantici ho fatto la cover per eccellenza sull’amore». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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