15 dicembre 2019

Spettacoli

Chiudi

09.10.2019

«Le Mans ’66», il racconto di quando Ford battè Ferrari

Un’immagine di scena del film «Le Mans '66 - La grande sfida»
Un’immagine di scena del film «Le Mans '66 - La grande sfida»

ROMA «Le Mans ’66 La grande sfida» di James Mangold, in sala dal 14 novembre con la Fox, ti porta dentro la pista e non ti annoia mai nonostante la durata di oltre due ore. Dentro questo sport-movie ad alta velocità poi un pezzo di storia vera che il titolo originale sintetizza così: Ford V. Ferrari. Siamo negli anni 60 e il marketing della Ford è stanco di non avere appeal sul pubblico giovane che vuole la velocità. E la casa automobilistica è stanca di perdere la 24 ore di Le Mans contro la Ferrari. Così Henry Ford 2 si affida all’ex pilota e brillante ingegnere Carroll Shelby (Matt Damon) perchè progetti un’auto capace di trionfare nell’impresa e, a sua volta Shelby chiede aiuto al pilota inglese Ken Miles (Christian Bale) che, dopo un iniziale scetticismo, accetta la proposta. I due inizieranno a collezionare vittorie in poco tempo dopo la messa a punto della mitica Ford Gt40 che vinse nello stesso anno la 12 ore di Sebring, poi la 24 ore di Daytona e, infine, la fatidica gara di Le Mans del 1966. Ed Enzo Ferrari? È reso molto bene da Remo Girone che mostra tutto il caratteraccio del costruttore di Modena specie quando, rifiutando la proposta d’acquisto della sua fabbrica da parte di Henry Ford, gli dimostra il suo disprezzo e lo sfida. Centrale in questo film, pieno di ritmo e cavalli motore, la lotta tra il corporate thinking della miliardaria Ford e l’artigianato creativo e artistico della Ferrari. «Con Le Mans ’66 - dice Mangold - volevo fare un film di corse dove le auto non fossero creazioni digitali e dove fossimo davvero sulla pista. E non solo per parlarne in conferenza stampa, ma perchè fa la differenza vedere qualcosa di reale sullo schermo. E il regista di «Top Land» più volte torna a ribadire ila sua filosofia di cinema: «Troppi dei nostri film ci fanno addormentare piuttosto che svegliarci e farci pensare alla vita. Io insomma non voglio anestetizzare il mio pubblico, piuttosto rinuncio a fare film». E ancora Mangold: »Sono partito da una storia che ho amato subito, piena di azione e emozione». •

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok