07 giugno 2020

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29.02.2020

«Orso d’oro»: c’è Rasoulof in pole, «Favolacce» spera

Montesi, Chichiarelli, Germano e Stimmatini, il cast di «Favolacce»
Montesi, Chichiarelli, Germano e Stimmatini, il cast di «Favolacce»

BERLINO Come spesso accade nell’ultimo giorno ai festival arriva il film che spariglia tutto compreso il non facile “toto Orso” di questa edizione del Festival di Berlino, la 70esima che si chiude oggi. Si tratta di «There is no evil» di Mohammad Rasoulof, un film composto da quattro storie che sono un vero e proprio pugno allo stomaco al regime iraniano e che è impensabile non entri nella zona alta del palmares. Di scena la pena di morte in un regime e la responsabilità individuale. Per il resto nulla di invariato ovvero cinque film in corsa: «Dau. Natasha» di Ilya Khrzhanovskiy e Jekaterina Oertel; l’indie movie con aborto, «Never rarely sometimes always» di Eliza Hittman; l’onirico «Undine» di Christian Petzold; «My little sister» di Stèphanie Chuat e Vèronique Reymond, film tra dolore e teatro e infine, in pole position, il nostro «Favolacce» di Damiano e Fabio D’Innocenzo. Sul fronte Italia non finisce qui, «Volevo nascondermi» di Giorgio Diritti potrebbe infatti correre per l’Orso al miglior attore da assegnare ad Elio Germano che, tra l’altro, è anche uno dei protagonisti di «Favolacce». Tornando a «Dau. Natasha» di Ilya Khrzhanovskiy ha dalla sua una singolare sperimentazione antropologica sado-maso e, soprattutto, la verità di un progetto che ricorda un Truman Show stalinista capace di liberare le zone oscure dell’uomo. Ma è «Never, rarely, sometimes always» di Eliza Hittman quello che mette d’accordo un p0’ tutti. Di scena una storia on the road di una 17enne della Pennsylvania rurale alle prese con aborto, difficile da vivere e da raccontare, se non a New York. C’è poi «Undine» del regista tedesco Christian Petzold, tra amore, mito, fiaba e storia di Berlino e ancora un film tedesco: «My little sister» di Stèphanie Chuat e Vèronique Reymond che mescola, amore del teatro, Shakespeare, dolore, poesia e legame tra gemelli e sembra perfetto per i gusti di Jeremy Irons. Tra gli altri film da non sottovalutare «First Cow» di Kelly Reichardt, western anomalo al femminile lungo l’Oregon. In giuria, oltre Irons, anche Luca Marinelli, che da anni vive a Berlino. Intanto giovedì era stato reso omaggio all'attrice inglese premio Oscar Helen Mirren con l'orso d'oro alla carriera. «Helen Mirren è una personalità forte i cui potenti ritratti hanno sempre la capacità di colpire. Ci ha continuato a sorprendere con le sue interpretazioni di personaggi complessi, sia nel suo Chris in Calendar Girls o in quello della regina Elisabetta II in The Queen», ha detto Mariette Rissenbeek, executive director della Berlinale. •

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