20 novembre 2019

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09.07.2019

Shelly Duvall, oltre i limiti con «Shining»

Shelley Duvall in una scena di «Shining»
Shelley Duvall in una scena di «Shining»

Quando dieci anni fa si è diffusa per la prima volta la notizia che Shelley Duvall soffrisse di gravi problemi mentali, più di qualcuno ha puntato il dito accusatore contro «Shining». Si tratta solo di mere speculazioni, tuttavia, se il capolavoro di Stanley Kubrick ha garantito all’attrice texana (ritiratasi nel 2002 e oggi settantenne) un posto nella storia del cinema grazie al ruolo di Wendy Torrance, è altrettanto vero che la lavorazione di quel film, a livello nervoso, l’ha spinta oltre ogni limite. Di sicuro Alex Essoe, nuova interprete di Wendy nel sequel «Doctor Sleep» (nei cinema il prossimo Halloween), non avrà subito un simile stress, ma è altrettanto impossibile che fornisca un’interpretazione superiore all’originale. E dire che Shelley Alexis Duvall, nata a Houston il 7 luglio 1949, approda al cinema per puro caso grazie allo sceneggiatore Brian McKay e all’aiuto regista Tommy Thompson, giunti in città nel 1970 alla ricerca di location per «Anche gli uccelli uccidono» di Robert Altman, il quale rimane così colpito da quella ragazza dal fascino eccentrico da proporle non solo di partecipare al film, ma di trasferirsi a Los Angeles per continuare a lavorare con lui. Sotto la guida di Altman, Shelley recita ne «I compari» (1971), «Gang» (1974), «Nashville» (1975), «Buffalo Bill e gli indiani» (1976), «Tre donne» (1977, che le vale la Palma come Miglior Attrice al Festival di Cannes) e «Popeye – Braccio di Ferro» (1980). Nel frattempo arrivano anche «Io e Annie» di Woody Allen (1977) e, soprattutto, «Shining» (1980), dove interpreta la moglie di Jack Nicholson, alias Jack Torrance. Durante le pause lei e Kubrick si sfidano a scacchi, mentre davanti alla macchina da presa lui la sprona a dare sempre di più e a fare ancora meglio, a costo di cambiarle le battute di continuo, giocare sulle sue insicurezze e farle ripetere le scene centinaia volte. Il risultato è spettacolare dal punto di vista cinematografico, però la devasta sul piano emotivo, obbligandola a un riposo forzato. In seguito la Duvall collaborerà con Terry Gilliam («I banditi del tempo», 1981), Tim Burton («Frankenweenie», 1984), Fred Schepisi («Roxanne», 1987), Steven Soderbergh («Torbide ossessioni», 1995) e Jane Campion («Ritratto di signora», 1996), ma la sua fama non sarà mai scissa dal viso terrorizzato di Wendy, prigioniera dell’incubo che si cela fra i meandri dell’Overlook Hotel. •

Angela Bosetto
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