31 maggio 2020

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18.02.2020

«Una vita violenta» al Sociale

Immagine-manifesto di «Una vita violenta», su grande schermo
Immagine-manifesto di «Una vita violenta», su grande schermo

Film francese, anzi corso, «Una vita violenta» di Thierry de Peretti, stasera al Sociale per i Martedì del Nuovo Mascherino e tuffo realista nella Corsica della fine degli anni ’90 sulla scorta di uno sguardo, quello del regista, partecipe di una realtà sociale, politica e generazionale, del tutto particolare. IN QUEGLI anni il nazionalismo corso è a un tornante della sua storia. In seguito all’assassinio del prefetto Erignac (1998) e alla conseguente repressione del governo francese i militanti nazionalisti, sostenuti dalla popolazione, induriscono le loro azioni. Un pugno di dissidenti crea «Armata Corsa», gruppo guidato da François Santoni e Jean-Michel Rossi. Entrambi saranno assassinati. Il protagonista, cioè Stéphane, si ispira a Nicolas Montigny, giovane militante nazionalista ucciso a Bastia nel 2001. «Avevamo la stessa età – dice Thierry de Peretti, il regista –, non l’ho mai conosciuto ma avevamo amici comuni». Stéphane ama le persone capaci di riflettere. In prigione legge Fanon e Dostojewski, si dice rivoluzionario marxista e anticolonialista e rifiuta di essere solo un esecutore. «Il film - continua De Peretti, è una combinazione dei ricordi miei e di molte persone della mia generazione in Corsica, ma è anche il risultato di una ricerca. Mescola voci, leggende metropolitane e ricordi trasfigurati con la storia contemporanea della Corsica». «Una vita violenta» si presenta come un tragico affresco sulla lotta politica in Corsica, un affresco nel quale la messa in scena di De Peretti, che alterna finzione e documento, riesce a dare il giusto posto anche alla dimensione privata del protagonista. Proiezioni alle 18 e alle 21. Biglietti a 5 euro. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

F.B.
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