29 marzo 2020

Spettacoli

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19.02.2020

Con «Il Maestro e Margherita» Satira e riflessione

Michail Bulgakov con «Il Maestro e Margherita» ci ha lasciato un capolavoro assoluto della narrativa occidentale del Novecento, un romanzo in cui il grottesco e il metafisico convivono in una struttura stratificata e complessa e la satira nei confronti della Mosca staliniana degli anni Trenta si accompagna alla riflessione su temi universali quali l’amore, il male, la libertà e il destino; un capolavoro in cui l’autore contrappone al materialismo la dimensione spirituale dell’uomo. Da «Il Maestro e Margherita» è stato tratto lo spettacolo con la regìa di Paolo Bignamini, che è andato in scena con successo al Teatro Mina Mezzadri nell’ambito della rassegna «Brescia contemporanea». L’idea di Bignamini era di evitare una riduzione per la scena del romanzo, ma di lavorare con il drammaturgo Fabrizio Sinisi solo su alcune figure chiave dell’opera per fare emergere, in sintesi, il messaggio sempre attuale dell’opera. Si è voluto decontestualizzare la vicenda e trasferirla dalla Russia sovietica ad una Milano dei nostri giorni, eliminare tutto il grottesco e il satirico, puntare piuttosto su una rilettura della tematica spirituale e religiosa. Ci si è concentrati sui personaggi di Voland, il diavolo che non uno spirito del male ma un filosofo pensoso che discute della natura umana e di giustizia; di Pilato, il tormentato procuratore della Giudea che sconta nella solitudine la sua ignavia intellettuale; del Maestro, l’artista umiliato, autore di un’opera letteraria di alta spiritualità che, proprio per questo, non può essere pubblicata; di Margherita, una donna che ama e si dona totalmente per la salvezza del suo amato. DA QUESTA rilettura del romanzo Bignamini ha ricavato uno spettacolo asciutto e compatto; ha lavorato sulla parola chiedendo agli interpreti di rendere il testo, formato in prevalenza da monologhi, con un’espressività misurata, attenta al significato delle parole. Ha evitato gli «effetti speciali», che abbondano negli aspetti illusionistici e magici del romanzo; ha usato maschere per le poche figure minori, collocato i personaggi su una scena buia, disegnata con i costumi da Gregorio Zurla, usato una partitura non invadente, ma evocativa di atmosfere milanesi. Ottima la prova di Matteo Bonanni, Mario Cei, Federica D’Angelo e Luciano Mastellari. Applausi meritati per tutti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

F.D.L.
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