29 marzo 2020

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20.02.2020

«Con Ornella porto a Macramé tutta la gioia della musica vera»

Antonio Calò, in arte Bungaro, 56 anni il 23 maggio, oltre 30 di carriera FOTO GIOVANNI BUONOMO
Antonio Calò, in arte Bungaro, 56 anni il 23 maggio, oltre 30 di carriera FOTO GIOVANNI BUONOMO

A testa alta, avanti tutta. Senza compromessi, senza ripensamenti. Si può essere cantautori così, anche in Italia. Senza dare retta a quelli - e sono tanti - che ti tirano la giacca per dirti cos’è meglio fare, perché loro conoscono le mode, loro sanno cosa vuole il pubblico. Ma il pubblico non si lascia irretire, quando pensi di aver capito cosa vuole desidera già qualcos’altro, e allora la formula giusta è una sola: essere sé stessi, esprimersi, essere artisti. Bungaro non lo fa, lo è. Da sempre. Il risultato è che cambia il vento, passano le mode e lui è ancora sulla breccia, stimato e ascoltato. Atteso dal pubblico bresciano domenica alle 21 a Corte Franca, all’Auditorium 1861 Unità d’Italia per la terza edizione di «Macramé», insieme a una regina della canzone italiana quale Ornella Vanoni. «Siamo in tournée dall’anno scorso, ma ci conosciamo da tanto tempo - ricorda il compositore brindisino, nato Antonio Calò nel 1964 -. La collaborazione è iniziata nel 2007, quando ho scritto 3 canzoni per il suo disco Una bellissima ragazza». Una canzone, «Pagine», ha anche vinto il premio letterario Lunezia. E nel 2018 insieme a Pacifico avete portato al Festival di Sanremo «Imparare ad amarsi»: quinto posto e notevole successo. Sanremo sa premiare la qualità, soprattutto negli ultimi anni. Sono felice per il trionfo di Diodato: Antonio è come me, di nome e di fatto. Ho scritto con lui, tifato per lui. Merita tutti i riconoscimenti che sta ottenendo. Alla fine, come nel suo caso, conta ancora la credibilità che si costruisce passo dopo passo? Dal Festival dell’88 con Conidi e Di Bella a questa tournée con la Vanoni il suo è stato un percorso lineare. La coerenza paga? Assolutamente. Il pubblico non è stupido, si vuole emozionare, quindi la qualità e la verità pagano sempre. Il pezzo portato all’Ariston con Ornella e Pacifico non era facile, ma è diventato un evergreen e me ne rendo conto ogni volta che lo cantiamo dal vivo. Lei ha fatto musica con voci eccezionali, da Fiorella Mannoia a Malika Ayane, da Antonella Ruggiero a Marco Mengoni, oltre che con artisti come Neri Marcorè e Paola Cortellesi. Se dovesse definire la Vanoni con un aggettivo? Ne serve più d’uno: coraggiosa, imprevedibile, sottile, intelligente. Elegante, mai banale, dall’ironia pazzesca. Voce pensante. Fuoriclasse! La adoro. Un privilegio, e una gioia, stare sul palco con lei. Ha collaborato con Ivan Lins, con cui guadagnò la nomination ai Latin Grammy Awards 2014, e Chico Buarque, Youssou N’Dour e Omar Sosa. È stato applaudito da Jovanotti per la versione pugliese de «L’ombelico del mondo (Lu viddicu di lu mundu)». Ha fatto di tutto assorbendo le influenze più diverse. Quanto è cambiato Bungaro nel tempo? Sono curioso, dunque ho cercato sempre di ampliare i miei orizzonti, scrivendo per il cinema e per il teatro, per altri cantanti, per giovani talenti. Mi riconosco il coraggio di aver saputo aspettare, e scegliere. Anche con gli stessi musicisti è bello sperimentare nuovi percorsi, scoprire che sonorità salentine possono acquistare sapori giapponesi, profumi francesi, mentre un altro pezzo magari nasce british e poi assume connotazioni africane... Amo contaminarmi e farlo con il cuore. Oggi come oggi è inutile fare dischi nuovi, se non ne vale la pena. Per me il disco è come un libro, per pubblicare bisogna avere qualcosa da dire, da raccontare. Da tanto tempo promuove, organizza e dirige Master Class in tutta Italia masterclass su scrittura, interpretazione e produzione artistica: come le paiono i nuovi aspiranti musicisti? Faccio un lavoro particolare, focalizzato sulla scrittura ma prendendo spunto da altro, da una visione d’insieme. Con i ragazzi nella prima parte degli incontri non parlo di musica, ma di vita. Devi assomigliare a quello che racconti? Certo. Così sei credibile. Così diventi unico. Cinque anni fa in una masterclass, ho deciso di produrre Rakele. Napoletana, classe ’95, ha già scritto per Renga e Mannoia. Era interprete, è diventata cantautrice e ora scrive testi nei miei dischi. Aveva una prospettiva creativa. Un talento è prima di tutto una persona che legge, vede film, viaggia: credo in un concetto ampio e compiuto di artista. L’arte è vita, non è routine. Il mestiere è pericolosissimo. Anche per polistrumentisti abituati a suonare ogni giorno, a suonare insieme, è importante poter scoprire, potersi stupire. Servono sempre nuovi stimoli. E la disponibilità ad accogliere ogni idea in piena libertà, senza paura di tentare qualcosa di diverso, senza pensare a cosa sarebbe più prudente fare, senza voler percorrere sempre la strada vecchia anziché la nuova. Domenica torna nella nostra provincia. Il primo ricordo? Radio Montorfano! Ogni volta che usciva un disco ero ospite. Mi sono sempre trovato bene, nel Bresciano. E si mangia da dio...

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