23 novembre 2020

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22.10.2020 Tags: Musica , Cinema

«Control», all’Eden il genio e i tormenti del giovane Ian

Ian Curtis dei Joy Division
Ian Curtis dei Joy Division

Nichilismo, claustrofobia, sintetizzatori, ritmi spettrali, suoni ipnotici, furore, alienazione, vuoto cosmico, isolamento, momenti di stasi che preludono all’ineluttabilità della morte. Della vita. E di un capolavoro chiamato «Unknown Pleasures» - Factory Records 1979 - quando tutto ancora doveva accadere, prima di consumarsi in fretta. Come una sigaretta fra le dita. «L’ESISTENZA che importanza ha? Io esisto al meglio che posso, il passato fa parte del mio futuro e il presente è fuori controllo». L’amore ci farà a pezzi: sullo schermo del Nuovo Eden, col suo carico di oscura, magnetica tensione post-punk, irrompe «Control» di Anton Corbijn, film cult del 2007 che racconta la vita di Ian Curtis (1956-1980), leader dei Joy Division morto suicida all’età di 23 anni, interpretato da un Sam Riley in stato di grazia. «In Inghilterra, nella metà anni '70, i giovani cercavano la propria identità ascoltando i vinili dei loro miti: Buzzcocks, Sex Pistols, Bowie. Si vestivano come loro, ne emulavano le movenze e si truccavano davanti allo specchio delle loro camerette tappezzate di poster sognando le luci del palcoscenico. Qualcuno ce la fece. A Macclesfield, a pochi chilometri da Manchester, un Ian Curtis appena ventenne si unì ad altri tre ragazzacci - Peter Hook, Bernard Sumner, Stephen Morris - per formare i Joy Division». Il resto è storia. Estasi e tormento: leggenda. Liberamente tratto dal racconto autobiografico «Touching from a Distance» della moglie di Ian, Deborah Curtis, il titolo del film (proposto in versione restaurata) fa riferimento alla canzone «She’s Lost Control», che Curtis aveva dedicato a un’amica che come lui soffriva gravemente di epilessia. «Transmission» in doppia proiezione: alle 18 e alle 21 (nuovoeden.it). • © RIPRODUZIONE RISERVATA

E.ZUP.
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