25 novembre 2020

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23.10.2020 Tags: Musica

«Il tempo sospeso» nell’arte del ricordo

«Il tempo sospeso», pubblicato da Temperino Rosso Edizioni
«Il tempo sospeso», pubblicato da Temperino Rosso Edizioni

Baguette e bagattelle. La colazione del «Decameron 2020» per «Il tempo sospeso» (Temperino Rosso Edizioni) non può che essere p(i)anificata, leggera e burrosamente malinconica. Tanto lievito nei ventisette racconti che Attilio Fortini raccoglie attraverso la Penisola gabbata dal virus. La letteratura, sempre libera di circolare, ha istruito autori e autrici che - in modo atroce, necessario - hanno issato parole di «incubi, paure recondite, timori, ansie e fobie», di «gioco, sorpresa, magia». «Caduta la maschera e issata la mascherina - scrive il curatore -, abbiamo scoperto che eravamo quelli di sempre: umani». Fortini - artista, scrittore, editore sarnicese - ha creduto in Chronos, sacrificandogli novelle scelte di tenerissimo umore; tepore illogico e pure anti-consolatorio riscalda la divinità di un «tempo vuoto, che attende di riprendere senso, che in un qualche modo si sospende». Cose poco pandemiche riempiono 190 pagine fin sull'orlo. I protagonisti pensano. I pensieri traboccano. E tra un panificio e una pasticceria cartacei rivive l'idea della madeleine, recherche mai perduta. Dentro tale perfettudine (tra perfezione e solitudine non c'è crisi ma crasi) l'attesa si fa meno lieve, più compostabile - per buttar via nulla dell'ozio forzato, farlo germogliare al pari dell'orzo. Ciò che tiene insieme le storie è l'impalcatura dei ricordi: ogni novelliere mette in campo l'arte della memoria, «Come quella volta» (Daniele Fiorucci) in cui gli autobus levitavano e il passato era un fantasma innamorato d'oche da giardino; o come il presente di ieri, «misto di felicità e dolore nello stomaco». «Milano è di là dai vetri, negli occhi aperti delle finestre» («Mara», Katia Dal Monte). LE FAUCI, salate. Le ali, tarpate. «Ritrovarsi» (Giovanni Aniello), in frangenti così, può significare unire eremi, spezzare l'asfissia «in quel rincorrersi di giorni indifferenti, domani uguali, deserti». O abbandonarsi alla fine eterna, per dire un'ultima volta «bello e profondo era il mare» («Monologo in corto», Rita Cerimele). Altrimenti, sorridere, biliosamente, davanti a corpi parziali riconosciuti «ex membrum» («U stranieru», Rinaldo Reni). Boccaccesco e vivido, «Il tempo sospeso» è ben speso, nel soppesare priorità, autenticità. «Staccata la spina, ci siamo accorti che non tutto va a corrente, ma che le cose più sensate impiegano ancora le primordiali energie neuroniche»: quieto requiem. •

Alessandra Tonizzo
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