24 ottobre 2020

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10.02.2020 Tags: Teatro

«La Classe» in scena per capire questo tempo

«La classe», di Vincenzo Manna, regìa di Giuseppe Marini FEDERICO RIVAClaudio  Casadio, Andrea Paolotti, Brenno Placido FOTO FEDERICO RIVA
«La classe», di Vincenzo Manna, regìa di Giuseppe Marini FEDERICO RIVAClaudio Casadio, Andrea Paolotti, Brenno Placido FOTO FEDERICO RIVA

Se è vero che analizzando il piccolo spesso si comprendono dinamiche più estese, una classe scolastica è l’oggetto ideale di osservazione per capire il nostro tempo. Uno spazio che riproduce preoccupazioni e speranze del proprio tempo, affidate alla voce dei suoi piccoli testimoni. Il palcoscenico del Teatro Sociale di via Cavallotti assume le sembianze di un’aula scolastica con lo spettacolo «La Classe» scritto da Vincenzo Manna, in arrivo in città martedì e fino a venerdì alle 20.30, inserito in «Altri Percorsi» della Stagione del Centro Teatrale Bresciano. Diretti da Giuseppe Marini, Claudio Casadio, Andrea Paolotti e Brenno Placido guideranno un cast di giovani attori, in una pièce che affronta i problemi del nostro tempo, dalla crisi economica alle migrazioni, attraverso il racconto del complicato rapporto tra un professore e un gruppo di ragazzi non facili. «IL MONDO della scuola torna spesso al teatro o al cinema - racconta Casadio -. La classe è lo spazio nel quale i giovani si trovano e si esprimono, e dove si può trovare l’occasione di un’apertura mentale. Nello spettacolo, mettiamo in scena una scuola di periferia con tutte le problematicità che ne conseguono. Seguiamo la vita di sei ragazzi difficili: c’è un ragazzo razzista, c’è la ragazza con problemi in casa, c’è quella che teme di esprimersi. Il testo è stato scritto da Vincenzo Manna, che ha pazientemente raccolto le testimoniante dirette di ragazzi reali e ha indagato le problematiche della loro crescita». «La Classe» assume i toni di uno spettacolo civile che racconta senza mezzi termini il disagio giovanile, ma lancia anche una speranza nelle possibilità di riscatto che può offrire il pensiero critico. «Mostriamo i problemi, ma anche che attraverso la cultura può avvenire una salvezza. Attraverso un concorso, e l’impegno da riversare su un progetto, assisteremo alla crescita di questi ragazzi. E’ importante per loro poter raggiungere un obiettivo, e dare così senso alla vita attraverso l’impegno e lo sviluppo di un senso critico». A ORCHESTRARE questo gruppo, oltre alla figura dell’insegnante, c’è un altro uomo. «Nello spettacolo sono il Preside, un ruolo forse antipatico. È un personaggio stanco, ha visto tante storie passargli sotto gli occhi, la scuola gli sta un po’ scappando di mano. Ha tre monologhi, e in quello più importante arriva a paragonare i giovani alle galline, dei volatili che non possono volare perché hanno ali troppo piccole. Ma hanno gambe forti, robuste, e potrebbero arrivare sulla luna». La scuola diventa così un piccolo spazio di resistenza, e di ripartenza per il futuro. Passando attraverso gli occhi dei cittadini di domani. «Mi diverto molto con i giovani, e credo siano una speranza. Osservo la compagnia di giovani attori con i quali recito: studiano, lavoro, faticano ogni giorno. Nella gioventù bisogna trovare una passione, è fondamentale. Io, ad esempio, a 18 anni ho trovato il teatro. Una vita senza passioni è più rischiosa, e la cultura può essere un’arma per dare un senso all’esistenza». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

STE.MA.
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