12 dicembre 2019

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16.11.2019

Le Storie Bresciane e Paolo VI «Il Papa che guardava avanti»

Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’EgidioPapa Paolo VI mentre firma l’enciclica Populorum Progressio
Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’EgidioPapa Paolo VI mentre firma l’enciclica Populorum Progressio

Ci sono figure che sembrano incastonate nella storia del secolo passato. Trainando su di sé il peso del proprio destino e della grande Storia, queste figure hanno donato un raggio di luce a chi, sotto i colpi degli avvenimenti, ha corso di rischio di perdersi nell’oscurità. Una mano tesa verso gli esseri umani, mossa dall’etica del bene e dalla forza della fede in Dio. Tra queste figure, è indelebile quella di Papa Paolo VI, nato a Concesio nel 1897 e proclamato Santo nel 2018 da Papa Francesco, «genio italiano» al servizio del cattolicesimo in anni difficili, dal 1963 al 1978. Un percorso di dedizione alla fede che è al centro di «Paolo VI, il santo», primo incontro del ciclo di 4 lezioni-incontro «Storie Bresciane» promosso da Centro Teatrale Bresciano e Centro Studi RSI, con il coordinamento scientifico di Roberto Chiarini, in scena sabato alle 10.30 al Teatro Sociale di via Cavallotti (biglietto: 5 euro). AD APPROFONDIRE la figura di Giovanni Battista Montini sarà l’eminente storico della Chiesa e fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi, mentre accanto a lui sarà la fuoriclasse del teatro Franca Nuti a leggere i documenti e i testi del Santo. «Partirò dalle ostilità verso questa figura - spiega Riccardi -. Durante il suo pontificato ha incontrato molti nemici, e questi nemici rivelano la qualità della sua proposta di rinnovamento della Chiesa. È stata una figura importantissima, ha avuto un ruolo fondamentale nell’internazionalizzazione del cristianesimo, nel rapporto tra Nord e Sud, nei meccanismi di cambiamento del mondo». Sono anni duri per l’Italia, quelli del suo pontificato. Dall’ebbrezza del boom economico il paese scivola negli anni di piombo, passando per il rapimento di Aldo Moro. Eppure, Papa Montini trascina gli italiani con la forza della sua fede. «La storia dell’uomo è molto interessante. Per la sua idea di riforma della Chiesa viene mandato a Milano perché poco gradito negli ambienti romani; è stato un prudente ma convinto antifascista. Dopo l’uscita dal regime totalitario, ha partecipato alla fondazione della Democrazia Cristiana a fianco di Alcide De Gasperi». Al centro della sua azione c’è il bene dell’Italia, senza scordarsi i cambiamenti del mondo intorno. John Kennedy, Lyndon Johnson, Richard Nixon: celebri sono i suoi viaggi internazionali, con i leader più influenti dell’epoca. «È stato un grande italiano, con una passione particolare per Roma. Non è stato un Papa provinciale, ma piuttosto un Papa che ha guardato a una Chiesa universale, e ai mutamenti di tutto il pianeta». Oltre alla lettura storica, l’incontro sarà anche l’occasione per riscoprire i testi di Montini, di grande valore letterario. «Mi affascina la sua intelligenza e la sua modernità, che emerge dai suoi scritti. È una figura oggi da scoprire e da leggere. Soprattutto i suoi discorsi, scritti in un italiano eccellente, quasi manzoniano». Una scrittura, quella di Paolo VI, che rispecchia una devozione che oggi torna ad essere d’esempio. «Continua a vivere il suo grande richiamo all’unità e alla riforma della Chiesa, che da sempre vive nella storia guardando al cambiamento». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Malosso
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