30 ottobre 2020

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25.09.2020 Tags: Musica

Lonquich al Sociale, la prima è d’autore

Lonquich dirigerà la Filarmonica del Festival nel concerto per pianoforte e orchestra n.9 di MozartAlexander Lonquich e Cristina Barbuti:  la serata si aprirà con un brano di Schubert a quattro mani
Lonquich dirigerà la Filarmonica del Festival nel concerto per pianoforte e orchestra n.9 di MozartAlexander Lonquich e Cristina Barbuti: la serata si aprirà con un brano di Schubert a quattro mani

Bene, ci siamo: stasera alle 21 il Sociale apre le porte al pubblico per il concerto inaugurale dell’edizione speciale, la numero 57, del Festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo. Sul palco l’Orchestra Filarmonica del Festival diretta da Alexander Lonquich, impegnato anche nella prima parte della serata. Che comprende un brano per pianoforte a quattro mani: il Divertissement in sol minore D 818 «à l’hongroise» di Franz Schubert, il compositore romantico che divide con Ludwig van Beethoven il tema dell’edizione di quest’anno, «Vite parallele»; nella seconda un celebre brano di Wolfgang Amadeus Mozart col Concerto per pianoforte e orchestra n. 9 in mi bemolle K 271 «Jeunhomme». Alexander Lonquich è un artista legato al Festival Pianistico dagli esordi della sua carriera, e cioè da quando, nel 1979, due anni dopo aver vinto il concorso «Casagrande», venne a Brescia per esibirsi con Nikita Magaloff. In seguito Lonquich avrebbe tenuto concerti in tutto il mondo collaborando tra l’altro con direttori d’orchestra come Claudio Abbado e Ton Koopman, Emmanuel Krivine e Sandor Vègh; Lonquich ha ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica internazionale come il «Diapason d’Or» e nel 2016 il premio «Abbiati» come miglior solista dell’anno. In questi giorni era a Brescia per preparare l’Orchestra Filarmonica del Festival a questa serata inaugurale. «SONO VARI MESI che sto lavorando con orchestre che ovviamente devono rispettare le nuove disposizioni anti-Covid - spiega Lonquich - Ma a Brescia non ho trovato particolari difficoltà, anche perché la Filarmonica del Festival è un’orchestra relativamente piccola e quindi non ci sono problemi col necessario distanziamento; in luglio ho lavorato ad esempio con l’Orchestra del Comunale di Bologna e ora in settembre con l’Orchestra di Santa Cecilia: certo, bisogna affrontare un lavoro di ascolto nuovo e speciale, quando ad esempio ci si trova a operare con fiati lontanissimi o con un coro magari distante quaranta metri, come mi è capitato per la Fantasia Corale di Beethoven... Ma i tempi ci chiedono questo e quindi bisogna adeguarsi, cercando di trasformare in opportunità le nuove necessità. Naturalmente spero, come tutti del resto, di poter tornare presto alla normalità». Oltre alla carriera solistica, Alexander Lonquich lavora da tempo come direttore: dal 2014 è direttore principale dell’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza; l’anno prima aveva creato, assieme alla moglie Cristina Barbuti, il «Kantoratelier», uno spazio teatrale dove le materie a lui care - psicologia, musica e teatro - vengono approfondite grazie a laboratori, seminari e concerti. Cristina Barbuti e Alexander Lonquich sono compagni di vita dal 1991. Accomunati dalla passione per il teatro hanno fondato, con altri artisti provenienti da ambiti diversi da quello musicale, il Villon Ensemble, un gruppo che propone laboratori d’indagine sull’espressività rivolti a bambini, adolescenti e adulti, non solo musicisti. Il duo si dedica ad autori che vanno da Bartòk a Berio e Lipatti, ma in particolare proprio al repertorio a quattro mani di Franz Schubert, autore amatissimo da Lonquich. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Fertonani
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