26 giugno 2019

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27.11.2018

Piume del Garda:
quando la musica
diventa spettacolo

La fanfara dei bersaglieri  Piume del Garda è un  perfetto mix tra musicisti provenienti  da bande ed esperienze artistiche molto diverse
La fanfara dei bersaglieri Piume del Garda è un perfetto mix tra musicisti provenienti da bande ed esperienze artistiche molto diverse

«Uomini votati alla musica, alla Patria, ai grandi valori e ad un coinvolgente intrattenimento folkloristico. Capaci, con squilli e canti possenti, di far vibrare come pochi altri le corde dell'anima di chi li guarda e li ascolta. E lo spettatore non può che rimanere esterrefatto di fronte a chi, come loro, sembra trascendere le leggi della natura e della fisica, riuscendo a conciliare lo sforzo della corsa con la difficoltà tecnica di agili e potenti esecuzioni musicali». Così si presenta la fanfara di bersaglieri «Piume del Garda», esaltando le sue indubbie qualità ma, soprattutto, lo spirito che anima i suoi componenti. «NEL 2010, quando ci è balenata l’idea di formare una fanfara, eravamo uno sparuto manipolo - spiega il presidente-fondatore Giovanni Sanca -: adesso siamo più di trenta». Un folto gruppo di strumentisti «che arrivano da tutti i paesi della zona: Villanuova, Vallio, Muscoline, Lonato, Polpenazze - sottolinea il presidente -, quasi a formare una sorta di “supergruppo” senza confini e senza ombra di campanilismo». QUALCHE DIFFICOLTÀ a reperire forze nuove in realtà c’è. «Con la soppressione del servizio di leva sono venute a mancare le risorse umane - spiega Sanca -. Inoltre, tutti i nostri musicisti fanno parte di altre Bande del territorio, e quindi sono già molto impegnati. Se aggiungiamo il fatto che nella nostra zona c’è una “concentrazione” di cinque fanfare, tra quelle alpine e quelle dei bersaglieri, è presto spiegato il problema». «Il nostro scopo non è quello di togliere forze e risorse alle altre formazioni del territorio - aggiunge il capo fanfara Fabio Bardelloni, che nel 2013 ha raccolto il testimone da Gianluca Re -: si tratta piuttosto di un’esperienza diversa, di una sinergia. Le Bande sono indispensabili, perchè attraverso le loro scuole di musica fanno “crescere” i ragazzi, cosa che noi, come fanfara, non siamo in grado di fare». La certezza della continuità è rappresentata dall’ingresso in formazione di giovani leve che garantiranno un ricambio generazionale. LE PIUME DEL GARDA possono contare anche sulle donne: «Attualmente sono tre le trombettiste presenti, mentre altrettante sono impegnate con le bandiere. Tra di loro c’è mia figlia Noemi, che ha 8 anni ed è la nostra mascotte - sottolinea con legittimo orgoglio Giovanni Sanca -. Fino a poco tempo fa il ruolo era coperto dal figlio del capofanfara, ma ora Roberto Bardelloni ha 11 anni, ed è entrato a pieno titolo nel gruppo dei musicisti, nelle file dei bombardini». Le Piume del Garda non organizzano singoli concerti, ma partecipano a tutti i raduni nazionali dei bersaglieri, senza trascurare qualche trasferta oltre confine, come quelle in Francia e in Belgio di qualche anno fa, nell’ambito delle manifestazioni tattoo militari. «SONO ESPERIENZE davvero fondamentali - sottolinea Bardelloni -. Si viene a contatto con realtà diverse, si scoprono mondi nuovi, ci si mette a confronto con formazioni che possono darci l’ispirazione per fare sempre meglio. Il carosello è un vero e proprio spettacolo, che necessita di una preparazione intensa». Vicino a casa gli inviti prestigiosi non mancano: «Da quattro anni ci esibiamo in occasione della Fiera del Vino di Polpenazze - spiega il capo fanfara -, e lo scorso anno siamo stati chiamati alla Rievocazione storica della battaglia di San Martino e Solferino, un’esperienza davvero emozionante che speriamo di poter ripetere». Una volta all’anno «suoniamo per gli anziani ospiti della casa di riposo di Gavardo - aggiunge il presidente Sanca -. Il nostro ruolo, oltre che suonare, è anche quello di condividere un percorso costruttivo e educativo». QUANTO AL REPERTORIO, «naturalmente è basato sulle musiche e le marce scritte appositamente per le formazioni di bersaglieri - precisa Bardelloni -, ma siamo pronti ad eseguire anche trascrizioni di brani popolari in occasione delle feste, per creare più varietà ed interesse in chi ci ascolta. Qualche volta, insomma, ci togliamo la divisa da bersagliere per calarci in una realtà più folcloristica. Ma anche questo fa parte della nostra attività, e contribuisce a farci sentire sempre più vicini alla gente e al nostro territorio». •

Cinzia Reboni
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