23 agosto 2019

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17.07.2019

Micheletti alla corte di Muti «con entusiasmo e umiltà»

Luca Micheletti: conte di Almaviva ne «Le nozze di Figaro» di MozartLa voce dell’attore bresciano, 33 anni, è educata da Mario Malagnini
Luca Micheletti: conte di Almaviva ne «Le nozze di Figaro» di MozartLa voce dell’attore bresciano, 33 anni, è educata da Mario Malagnini

Verdi, che di certo se ne intendeva, definiva i cantanti lirici «attori che cantano», e, sensibile alla interpretazione attoriale anche sulla scena musicale, avrebbe considerato naturale che una attore di gran talento passasse alla lirica, a condizione di avere la bella voce baritonale, educata da Mario Malagnini, di Luca Micheletti, poliedrico artista bresciano di 33 anni che in palcoscenico può veramente fare di tutto. Anche essere diretto da Riccardo Muti, ne «Le nozze di Figaro» di Mozart, nel ruolo del conte di Almaviva con cui debutterà al teatro «Alighieri» di Ravenna il 31 luglio in una selezione di brani in forma di concerto (praticamente senza i lunghi recitativi) eseguito dall’Orchestra giovanile Luigi Cherubini. In replica il 2 agosto nel Concerto di Gala che conclude i corsi della Italian Opera Academy, con i giovani direttori della scuola di Muti, e di nuovo il 3 agosto al teatro «Galli» di Rimini. «Ho accolto l’invito con entusiasmo, accostandomi con umiltà a quel mondo di grandi maestri, di opere che sono pietre miliari dell’arte, frequentate da melomane, come occasione per imparare e capire cercando di restituirle al pubblico nel modo più adeguato», dice Micheletti. Regista, drammaturgo, traduttore, attore di lunga tradizione familiare - la famiglia Micheletti-Zampieri è in scena dall’800 - più volte premiato, autore di progetti culturali innovativi, è approdato al canto interpretando al cinema «I Pagliacci» di Marco Bellocchio, anche se il teatro musicale è sempre stato nelle sue corde e non è estraneo ai suoi allestimenti. Ma è da lì, complice Malagnini, noto tenore bresciano, che ha cominciato a fare sul serio. Al punto da registrare un exploit l’estate scorsa a Cagliari nel ruolo di Escamillo in «Carmen» e di nuovo ne «Il campanello» di Donizetti. Ma è soprattutto come Jago nell’Otello diretto da Cristina Muti, moglie del maestro, che a Ravenna buca lo schermo, osannato da tutta la critica. «DEVO MOLTO all’incoraggiamento di Cristina, che mi ha scelto dopo un’audizione dedicata al falso sogno di Cassio, alla sua generosità e alla sua stima. Tanto che mi ha affidato la regìa della “Carmen” che farò in autunno». Intanto mentre sta «cercando di affinare le delicate competenze che nella lirica accompagnano l’interpretazione musicale e attoriale» non abbandona la prosa, anche per la compagnia di famiglia «i Guitti» di cui è regista stabile, e il fitto calendario di progetti. L’ultimo, «Peer Gynt-Suite» di Ibsen, che ha debuttato a marzo al «Franco Parenti» di Milano, sarà ripreso a dicembre. Ogni ambito arricchisce quello attiguo, la professionalità e creatività di Micheletti già oltremodo sfaccettata. «Pur rimanendo in palcoscenico che è la mia casa, dato che ci sono praticamente nato, con questa esperienza mi avventuro dentro aspetti sconosciuti, mi muovo tra il vecchio ed il nuovo in un continuo bilanciamento tra consapevolezza e responsabilità, mentre offro qualcosa di me nell’atto artistico. Un’occasione di crescita e di scoperta cui non mi sottraggo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Milena Moneta
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