20 gennaio 2021

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13.01.2021 Tags: Musica

Mito Stereonotte,
una generazione
in ascolto

Il libro che Giampiero Vigorito ha dedicato a StereonotteIl critico Franco ZanettiEdoardo Bennato dal vivo negli studi di Stereonotte per uno dei live che ancora ospita la trasmissioneIl dj e promoter Jean-Luc Stote
Il libro che Giampiero Vigorito ha dedicato a StereonotteIl critico Franco ZanettiEdoardo Bennato dal vivo negli studi di Stereonotte per uno dei live che ancora ospita la trasmissioneIl dj e promoter Jean-Luc Stote

Un programma radiofonico entrato nella leggenda. Punto di riferimento imprescindibile per una comunità di musicofili, nottambuli, insonni di varia estrazione che tirava mattina ascoltando il suono delle nuove tendenze rock anni ‘80. Insomma, un piccolo mito. Che ora rivive tra le pagine di «Rai stereonotte - Il Libro», volume in cui il giornalista Giampero Vigorito ripercorre la storia della trasmissione notturna di Radio Rai nel periodo della prima storica edizione, 1982-1995. Emblematica la copertina, che riprende l’album-capolavoro «The Nightfly» (anche quello del 1982, guarda caso), primo lavoro solista di Donald Fagen degli Steely Dan, con l’autore ritratto nei panni di un dj degli anni ‘50: sigarette Chesterfield, microfono, giradischi, la copertina di un album di Sonny Rollins, l’orologio che segna le 4.09. Scatto ormai iconico di un’epoca perduta, istantanea perfetta per sintetizzare la prima stagione di un programma in seguito continuato in altre forme ma soprattutto con un altro spirito. UNA STORIA che il libro di Vigorito, anche lui fra i conduttori di Rai Stereonotte dal 1983 al 1994, ripercorre affidandosi non solo al racconto dei colleghi che facevano parte dello storico team (nomi rimasti nella memoria e nel cuore di chi c’era e soprattutto di chi ascoltava: da Ernesto Assante ad Alberto Castelli, da Teresa De Santis a Massimo Cotto, da Enrico Sisti a Felice Liperi fino al bresciano Giancarlo Susanna, purtroppo scomparso nel 2018 a 67 anni), ma anche a una serie di testimonianze prestigiose, da quella di Carlo Massarini (che firma la prefazione del volume) ai ricordi di artisti come Renzo Arbore, Edoardo Bennato, Teresa De Sio, Fiorella Mannoia ed Eugenio Finardi. Ne esce il ritratto di una rivoluzione che naturalmente fece proseliti anche fra gli appassionati bresciani: come Franco Zanetti, decano dei critici musicali italiani, oggi direttore del magazine online Rockol e allora ascoltatore fedele. «HO INVIDIATO molto i conduttori di Stereonotte, quando ascoltavo la Rai tornando in auto da Milano a Brescia, pendolare con orari balzani, promoter discografico prima, giornalista recensore di concerti per i quotidiani poi – racconta - Quello spazio libero, nel senso che evidentemente ognuno dei “gestori” di quelle trasmissioni sceglieva a proprio gusto la musica da trasmettere, mi ricordava molto i miei anni nelle radio private bresciane, quando, dopo le 23 e prima della partenza del famigerato “nastro notte”, con Silvio Poli ci impossessavamo dei microfoni per un paio d'ore infliggendo dischi anche assai improbabili agli ascoltatori di “Musica Obliqua”. Li ho invidiati, dicevo, perché mentre noi parlavamo a un pubblico limitato dall'antenna e dal raggio di emissione, loro avevano udienza in tutta Italia. Avrei tanto voluto essere uno di loro...». UN SOGNO, quello di entrare a far parte della squadra di Stereonotte, che qualcuno ha anche rischiato di realizzare: come Jean-Luc Stote, dj, promoter, presidente dell’associazione Festa della Musica e conduttore su Radio Onda d’Urto. Tra le voci storiche e tra le presenze fisse dell’etere bresciano. «Conoscevo un po’ tutto il giro della gente che ci lavorava, qualcuno suggerì il mio nome, tra l’86 e l’87 ci furono dei contatti - racconta - ma alla fine non se ne fece nulla perché con quei turni impossibili avrei dovuto rinunciare alle serate in locali come il Mon Ami. Ma sono stato sicuramente un ascoltatore fedele per tanti anni della trasmissione della Rai: a Stereonotte la qualità era garantita, negli anni ‘80 era il programma imperdibile per conoscere le novità discografiche e scoprire qualche chicca che magari ti era sfuggita. Soprattutto c’era il grande fascino della notte. Perché l’ho sempre detto: di giorno la radio si sente, di notte si ascolta». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Claudio Andrizzi
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