19 maggio 2019

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16.04.2019

È tempo delle magìe del Pianistico: apre il Requiem tedesco di Brahms

La Basel Symphony Orchestra sarà diretta da Marek Janowski Wilhelm Schwinghammer
La Basel Symphony Orchestra sarà diretta da Marek Janowski Wilhelm Schwinghammer

Per il debutto del pianistico, il simbolo più commovente del fecondo scambio artistico e umano tra due dei maggiori compositori della storia. Il pubblico del Festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo attende con particolare interesse il concerto inaugurale della 56a edizione - dedicato in particolare a Schumann e Brahms - questa sera alle 21 al Teatro Grande. Ed è proprio con un capolavoro brahmsiano che il Festival esordisce quest’anno, col celebre «Ein Deutsches Requiem» realizzato dalla Basel Symphony Orchestra e il Coro della MDR di Lipsia diretti da Marek Janowski; i solisti di canto sono il soprano Christina Landshamer e il baritono Wilhelm Schwinghammer. PER CAPIRE come il Requiem Tedesco appartenga alla prima fase del repertorio brahmsiano basta guardare il suo numero d’opera, il 45: la sua elaborazione non fu comunque breve da parte del genio di Amburgo e, fra abbozzi e riprese del lavoro, lo si può collocare fra il 1854 e il 1868. Com’è noto, Johannes Brahms fu profondamente legato alla famiglia Schumann - non a caso il Festival è intitolato quest’anno ai due compositori - e fu certamente la morte dell’amico ed estimatore Robert a ispirare questo grande lavoro, questa sorta di affresco per soprano, baritono, coro e orchestra. Ma fu solo dopo la morte della madre di Brahms, avvenuta nel 1865, che il progetto giunse al suo rapido completamento: in quello stesso anno infatti l’autore chiudeva tre delle sette parti e l’anno successivo vedevano la luce altri tre movimenti. La prima esecuzione completa della partitura - una precedente esecuzione parziale si rivelò un disastro - ebbe uno straordinario e immediato successo nell’aprile del 1868 nel Duomo di Brema, il giorno del Venerdì Santo. Rispetto alla versione che conosciamo oggi mancava ancora però il quinto movimento, che comunque Brahms compose alcuni mesi dopo. Il Requiem Tedesco ha un organico che rispecchia quello dell’Oratorio di epoca romantica, ma ne differisce profondamente: chi pensa al Requiem della tradizione, basta pensare a quello di Mozart, ne conosce l’azione drammatica basata sul racconto evocato dalla Messa per i Defunti, tipica della tradizione cattolica. In Brahms prevale invece la dimensione meditativa e priva di quei drammatici contrasti che troviamo ad esempio nella celebre Sequenza del Dies Irae. Nel requiem di Brahms, che non casualmente si chiama «tedesco», prevale così la concezione della morte tipica del Protestantesino, che evoca un sereno trapasso verso una vita migliore. In questa direzione va la scelta dei testi, tratti sì dall’Antico e dal Nuovo Testamento ma che tendono a dare a ogni brano un significato ben preciso: nei primi tre movimenti si descrivono le miserie umane mentre i successivi quattro evocano il tema della redenzione del mondo e quello della felicità che il giusto troverà nel Paradiso dopo la morte. •

Luigi Fertonani
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