04 agosto 2020

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07.12.2019

Aida, il successo della tradizione che ritorna

Un’«Aida» sensuale conclude degnamente la stagione d’opera e balletto SERVIZIO AGENZIA FOTOLIVE/Filippo  VeneziaIl Teatro Grande assiste a uno spettacolo atteso per 62 anniIl capolavoro verdiano incanta nel segno della tradizioneUna messinscena grandiosa e indubbiamente suggestiva
Un’«Aida» sensuale conclude degnamente la stagione d’opera e balletto SERVIZIO AGENZIA FOTOLIVE/Filippo VeneziaIl Teatro Grande assiste a uno spettacolo atteso per 62 anniIl capolavoro verdiano incanta nel segno della tradizioneUna messinscena grandiosa e indubbiamente suggestiva

L’Aida verdiana che ha concluso ieri sera al Teatro Grande la stagione d’opera e di balletto, tornando a Brescia dopo ben 62 anni, segue in pieno la traccia della tradizione. Non poteva che essere così, visto che porta la firma di Franco Zeffirelli che preparò questo allestimento per il Teatro di Busseto nel 2001 per l’anniversario verdiano, ma naturalmente la ripresa di Stefano Trespidi ha tenuto conto delle dimensioni ben più ampie del nostro palcoscenico rispetto a quello di Busseto, che ha un proscenio largo appena sette metri: così il capolavoro verdiano, noto per le sue monumentali possibilità, non ha dovuto soffrire per quella «Aidina piccola piccola ma immensamente grande», come la definì lo stesso Zeffirelli. Le indicazioni generali e particolari della regìa originaria sono state tutte rispettate a partire dal gusto estetizzante per le scene e per la magnificenza, la grandiosità dei particolari: l’oro dei geroglifici e dei bassorilievi, le grandi statue delle divinità del sacro Nilo, gli eleganti costumi di Anna Anni ripresi de Loredana Marin nei quali emerge il blu lapislazzulo dei soldati, il rosso dell’abito della protagonista che cede al blu negli ultimi due atti. È un Egitto in cui domina il fasto ma nel quale penetra prepotente una nota misteriosa e notturna, che ben riflette la scelta di porre al centro la vicenda intima , amorosa dei protagonisti sulla scena a partire dall’inatteso bacio appassionato fra Amneris e Radamès, bacio che suscita la gelosia di Aida giustamente truccata di nero, visto che è una schiava etiope. Le danze del trionfo sono state purtroppo tutte tagliate ma abbiamo avuto nel primo atto una riuscita e sacrale coreografia curata da Luc Bouy che ha messo al centro quattro danzatrici in costume dorato e la solista Giorgia Giancon nel ruolo della sacerdotessa del tempio di Vulcano. LA PARTE musicale ha funzionato molto bene, con l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali guidata in modo solido ed efficace da Francesco Cilluffo, e anche il Coro OperaLombardia, guidato da Diego Maccagnola, ha offerto una prova molto valida, specialmente apprezzata dal pubblico nel «punto cruciale», quello della scena del trionfo del second’atto. Maria Teresa Leva ha disegnato un’Aida di tutto rispetto, senza asprezze e con grandissima passione, straordinaria nei pianissimo e apprezzata con applausi dal nostro pubblico già in «Ritorna vincitor!» e nella romanza «O cieli azzurri». Quello del tenore Samuele Simoncini è un Radamès sicuro ed eroico, con un mezzo vocale pieno e potente, un po’ troppo esuberante all’inizio, applaudito però subito in «Celeste Aida». Cristina Melis come Amneris ha dato il meglio di sé nella seconda parte dell’opera, disegnando un’intensa e sofferta figlia del Faraone, divisa tra amore e gelosia; potente l’Amonasro del coreano Leon Kim e solenne, ieratico come nella migliore tradizione di questo personaggio, il sacerdote Ramfis interpretato da Fabrizio Beggi. Successo completo, si replica domani alle 15.30. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Fertonani
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