20 giugno 2019

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22.05.2019

Almodovar e l’alter ego Banderas: chapeau

Antonio Banderas
Antonio Banderas

«Dolor y gloria» di Almodovar è uno di quei film dove è dolce naufragare, seguendo le onde di ricordi e nostalgia, così come le spirali strette e spinose di dolore fisico e psicologico del protagonista. La gloria è nel passato di un personaggio, il regista in crisi in cui si riconosce Almodovar nell’interpretazione misurata e intensissima di Antonio Banderas. La gloria è anche la materia di cui è fatta la brillante carriera di un cineasta di vaglia e di successo come Almodovar. Perdersi in «Dolor y gloria» è un modo per incontrare la bellezza di un cinema d’arte dove si combinano armoniosamente sul filo della sceneggiatura, ovviamente scritta da Almodovar, gli apporti della scenografia, dell’arredamento, della fotografia e della colonna sonora che comprende la canzone «Come sinfonia», cantata da Mina. Per non parlare di un montaggio capace di fluidificare e rendere del tutto naturale l’andirivieni fra il presente del regista in crisi, malato, depresso, dedito all’eroina, e i suoi passati, dal più recente al più remoto: dall’incontro con colui che fu l’uomo della sua vita, fino alla riappacificazione con il suo attore-feticcio e alla sua infanzia con la madre (Penelope Cruz). Con bel colpo di genio Almodovar colloca in quel solare contesto infantile la nascita della «legge del desiderio», nel momento in cui il bambino è folgorato dalla bellezza del corpo maschile dell’imbianchino-artista che gli ha fatto un ritratto e imbellito le pareti della casa-grotta. È INTRIGANTE poi perdersi nel labirinto delle finzioni, in un gioco di rispecchiamenti dove la cognizione del dolore che pervade il film dissolve ogni connotazione ludica o intellettualistica per renderlo più umano e comprensibile. Banderas è Almodovar nel corpo e nell’anima: è come se la lunga linea della cicatrice che solca il torace dell’attore, disteso nell’acqua della piscina, indicasse la direzione per uscire dall’acqua e dal cinema e raggiungere la realtà del corpo di Almodovar provato da malattia e dolore. E dà infine quasi la vertigine pensare a come Almodovar abbia scritto il film trasferendosi armi e bagagli nella mente e nel corpo di Banderas, il quale, dal canto suo, nella finzione ha incontrato se stesso, cioè l’attore giovane che infiammò lo schermo con le sue trasgressioni nella «Legge del desiderio». «DOLOR Y GLORIA» di Almodovar con Antonio Banderas, Asier Etxeandia, Leonardo Sbaraglia, Nora Navas, Julieta Serrano, Penelope Cruz (Spagna 2019). Al cinema Sociale e alla Multisala Wiz. Voto: 10. •

Fausto Bona
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