24 agosto 2019

Spettacoli

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18.07.2019

Autobiografia anomala Joe Jackson si racconta

Un libro nel «Giradischi»? E perché no? In fondo a ben leggere c’è più musica tra queste righe che in molti irritanti dischi contemporanei. E in un periodo tradizionalmente di magra per le nuove uscite, ci si può anche prendere il tempo di una digressione e dirottare le nostre attenzioni su qualcosa di alternativo. Questo volume, ad esempio: traduzione italiana di «A Cure for Gravity», pubblicato da Joe Jackson ben vent’anni fa, nel 1999. Come dire: meglio tardi che mai. Lettura frizzante, pirotecnica, ironica, divertente: autobiografia anomala in cui il grande musicista inglese, tra i padri della new wave, si racconta con grandissime abilità narrative, ripercorrendo la sua vita: da bambino bullizzato ad adolescente emarginato fan di Beethoven fino alle prime esibizioni davanti a un pubblico di skinhead e marinai ubriachi. L’approdo è il ’79, anno del capolavoro «Look Sharp», debutto che prelude a una luminosa carriera: non proprio un’autobiografia, piuttosto «un libro sull’amore per la musica camuffato da diario». Vololibero

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