22 maggio 2019

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17.04.2019

«Beati coloro che
soffrono», il Requiem
di pace per il Festival

È stata un vero trionfo la serata inaugurale del Festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo, ieri sera al teatro Grande con Ein Deutsches Requiem op. 45 di Johannes Brahms, opera monumentale del genio di Amburgo affidata alla Basel Symphony Orchestra diretta da Marek Janowski, col Coro di Lipsia. Un lavoro grandioso che ha avvinto il pubblico in una sala praticamente al completo: un pubblico che provvidenzialmente aveva in mano non solo il testo originale tedesco ma anche la sua traduzione in italiano.

IL CONCERTO è stato così semplicemente perfetto, e tutti hanno potuto cogliere le infinite sfumature della partitura brahmsiana, che seguiva il testo poetico e spesso evangelico in modo meraviglioso. Così, dopo il saluto del presidente del Festival Andrea Gibellini, la serata ha potuto iniziare con la prima delle sette grandi parti del Requiem, dal «Selig sind, die da Leid tragen», quel «Beati coloro che soffrono» dal quale Brahms parte per raccontare le miserie del mondo, le sofferenze che non devono essere negate ma che hanno comunque una prospettiva di riscatto, di felicità nella redenzione.

PAGINE straordinarie per l’orchestra di Basilea ma anche per il magnifico coro misto della MDR di Lipsia, che si è rivelato capace di grandi potenze ma anche di sfumature sottili e di «pianissimo» esemplari. Una delle pagine più belle e straordinarie è stata senza dubbio la seconda, con quell’immagine per cui tutta la carne è come l’erba, e come l’erba sfiorisce e secca, mentre la fede nel Redentore porterà poi i frutti attesi. Pagina corale assolutamente straordinaria, con la ripresa dei tema iniziale. E poi l’aria del baritono Wilhelm Schwinghammer, e quella del soprano Christina Landshamer prima dell’evocazione del giorno fatale, quello del Giudizio, quando le trombe suoneranno e chiameranno i corpi incorrotti all’estrema sentenza. Ma tutto, è bene ribadirlo, senza quella terribile carica di «vendetta» medioevale che caratterizza i Requiem della tradizione cattolica. Qui viene evocata la potenza divina, non la sua carica distruttiva, e tutto si risolve in un’immagine positiva, serena della morte, per cui la pace è la giusta ricompensa del giusto. La realizzazione della partitura brahmsiana è stata entusiasmante, piena di bellissimi contrasti grazie alla bravura di tutti gli interpreti in scena, guidati in modo eccellente. È stata in definitiva una serata magnifica, con un pubblico attentissimo a tutto ciò che veniva eseguito: spettatori che hanno ricompensato gli interpreti con lunghissimi applausi alla fine, bissando il trionfale esito della serata precedente del Festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo al Teatro Sociale di Bergamo.

Luigi Fertonani
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