24 agosto 2019

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15.04.2019

Bolero e Deep Purple nella villa tra i Ronchi

Il pubblico di Musica in Salotto nella villa settecentesca tra i Ronchi
Il pubblico di Musica in Salotto nella villa settecentesca tra i Ronchi

Tra echi di James Brown, Mozart e «Smoke on the water» si è chiusa l'altra sera la terza edizione di «Musica in salotto», format attraverso cui LeXGiornate hanno esplorato nuove modalità di fruizione. Ad ospitare lo spettacolo è stata un’elegante villa settecentesca adagiata tra i Ronchi e il quartiere di Porta Venezia (di proprietà dell'imprenditrice Daniela Grandi), dove proprio un mese fa era partito il viaggio nella «musica come non l’avete mai vista» declinato poi nei vari appuntamenti successivi (quattro in totale). Dopo aver creato inedite connessioni con altre eccellenze legate al mondo del luxury (fra cui Engel & Völkers, Spadafora Gioielli, Steinway & Sons Passadori Piano Gallery Brescia e il concessionario Rossocorsa, le cui Maserati hanno accompagnato gli ospiti a destinazione partendo dal «ritrovo» in viale Rebuffone), la «Musica in salotto» è ripartita dal pianista francese Cyrille Lehn, che com’è nello stile della rassegna diretta da Daniele Alberti, ha interpretato un racconto all’insegna delle contaminazioni sonore: da Beethoven al «Boléro» di Ravel, da Paganini alla «Soul Bossa Nova» di Quincy Jones, passando per i già citati Mozart, James Brown e Deep Purple, fino alla celebre «Hymne», inclusa nell’album «Opéra Sauvage» di Vangelis, per l’immaginario popolare la celebre «sigla Barilla». A contrappunto, gli interventi di Silvio Gandellini, evocativi e non solo in senso metaforico: l’attore non era presente fisicamente ma con alcune registrazioni audio inserite fra le note del pianoforte. Tra citazioni d’autore e provocazioni, nel dialogo si sono poi inseriti anche Francesco Margiotta, sales manager di Banor (società di intermediazione mobiliare specializzata nella gestione di capitali e nella consulenza su grandi patrimoni) e lo stesso Alberti: melodia, armonia, ritmo e digressioni in svariate direzioni culturali hanno così conferito anche all’ultima serata ulteriori sfumature a quel «nuovo modo di raccontare e raccontarsi». •

GI.BU.
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