22 agosto 2019

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18.04.2019

Capula «reduce» al Circolo 100

Simone Capula: «Ero un ribelle»
Simone Capula: «Ero un ribelle»

Dal divano la vita si contempla in differita? Da lì la inviperisce, la inscena, mordace, Simone Capula. Scappato il palco, rifugia nelle case altrui per recuperare il rapporto vivo del vero théatron, tra tapparelle e ciàpa pùlver. «Dopo 27 anni di carriera, in un momento di piccolo successo, ho lasciato completamente le scene. Una malattia, un intervento, e ritrovarmi a capire che i rituali m’infastidiscono ancora mentre il raccontare e l’incontrare no. Quindi, eccomi». Il regista-narratore torinese non strappa la regola, esibendosi per il «Circolo 100» di Michele Sordo, domani (alle 21.30 in via della Pergola, a Iseo). Il suo «Sull’orlo del precipizio. Pellegrinaggio teatrale di un reduce» sarà un girotondo a mani ravvicinate, spartite su applausi piani e taglieri d’affettati, pastasciutte: tutti vicini, tutti esiguamente contati, scelti, arrivati al fondo del bicchiere come alla digestione creativa. «Sono alla 48esima replica, e questo spazio pubblico mi fa sentire in grado di proteggere il mio lavoro – confessa Capula –, al pari d’un salotto o una cucina di amici. La pièce è creatura fragile, debole, per questo metto dei paletti, delle difese. Concentrazione e vicinanza: a Iseo le ho trovate». DISTURBA sentirsi superstiti, eppure «io lo sono. Con la forza di un omaggio forte (al reduce Giovanni Lindo Ferretti) su parole forti. Ho combattuto tanto, perso quasi ogni guerra, ma nonostante ciò dico di battaglie passate, salvo il cammino, il pellegrinaggio quasi mistico della mia vita – racconta l’attore-per-necessità –. Ero scapestrato, un giovane degli anni Ottanta che si muoveva tra posti occupati e treni verso l’Europa. Droghe ed esperienze maledette no, ribelle assolutamente sì». La scansione «Sull’orlo» ricama un dialogo intimo, necessita sguardi sgranati, aderenti, passando dal piano personalistico all’immedesimazione. «Storia vera piena di bugie. Così descrivo spesso l’opera. Qui si respira anche una paura che può essere di tutti, i timori sulle cose che succedono alla nostra povera Italia. Io sono terrorizzato all’idea di non poter più raccontare, in patria. Riflessioni politiche: un tarlo, un mio centro». •

Alessandra Tonizzo
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