21 novembre 2019

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17.10.2019

Cave elabora il lutto in un flusso struggente

«Tutti perdono qualcuno». Lapidario sunto per un disco sul quale continua ad allungarsi l'ombra lunga del terribile lutto che nel 2015 ha colpito Nick Cave con la scomparsa del figlio quindicenne Arthur. Precipizi della vita con i quali chiunque può trovarsi a dover fare i conti: il musicista australiano ha scelto di condividere il suo dolore nel suo disco più impegnativo, difficile e personale. È come assistere ad una pubblica confessione di impotenza di fronte al mistero della morte. Ma anche al tentativo di elaborare la pena in una visione di speranza, in una richiesta di pace che sembra non arrivare mai a rischiarare le tenebre di un mondo sempre più oscuro. Dimenticate il Cave che avete conosciuto fin qui: più che una raccolta di canzoni, questo doppio album è una specie di lungo salmo ipnotico e delirante, una preghiera laica di struggente, commovente intensità. Niente ritornelli facili, niente percussioni, Bad Seeds ridotti al minimo: un febbrile stream of consciousness alla disperata ricerca di un senso. (Ghostseen Ltd)

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