17 ottobre 2019

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18.09.2019

Cinquant’anni dopo, brilla ancora l’arte di Trainini

Un autoritratto fra gli affreschi di Cristo Re LEONARDO GATTI RESTAUROVittorio Trainini e la Cappella di Villa San Filippo: una veduta dell’interno (1922-24)Chiesa di Cristo Re a Brescia, dettaglio del Giudizio Universale nella cupola LEONARDO GATTI RESTAURORitratto della famiglia Trainini dipinto da Vittorio per la  villa dello zio Giuseppe in via Pellico (1924-27)
Un autoritratto fra gli affreschi di Cristo Re LEONARDO GATTI RESTAUROVittorio Trainini e la Cappella di Villa San Filippo: una veduta dell’interno (1922-24)Chiesa di Cristo Re a Brescia, dettaglio del Giudizio Universale nella cupola LEONARDO GATTI RESTAURORitratto della famiglia Trainini dipinto da Vittorio per la villa dello zio Giuseppe in via Pellico (1924-27)

Mezzo secolo dopo, riscoprirne la filosofia e apprezzarne, ancora di più, l’eredità. Mezzo secolo e il ricordo ancora vivo di un artista che ha lasciato il segno. L’onorerà nel cinquantesimo anniversario della sua morte «Vittorio Trainini (1888-1969), l’ultimo maestro della grande decorazione», la mostra che si inaugurerà sabato nei locali dell’Aab, a cura di Francesco De Leonardis e Fausto Lorenzi. Seguiranno il 28 settembre la vernice nella Casa Museo Trainini a Mompiano, in via Rampinelli 12, e il 3 ottobre quella ospitata dal Museo Diocesano. TRE LUOGHI e tre sezioni, dunque, per conoscere la poliedrica personalità di un grande artista bresciano del Novecento. Trainini preferiva definirsi un decoratore, con un misto di orgoglio e malinconia: «Sono un decoratore, perciò purtroppo fuori tempo. Amo molto la bella decorazione che sa completare l’architettura senza sovrapporsi». La sua personalità era a tutto tondo. Non a caso aveva decorato più di cento chiese sul territorio bresciano, oltrepassando i confini per lavorare dalla Svizzera al Vaticano. Per ricordarlo verranno organizzate, oltre ad una conferenza introduttiva sull’autore, «visite guidate alle tre chiese di Cristo Re, il suo capolavoro, alla Chiesa delle Adoratrici delle Ancelle e alla Cappella del Buon Pastore in Villa San Filippo al Santuario delle Consolazioni», dice Massimo Tedeschi, presidente dell’Aab. Nella sede in vicolo delle Stelle si potranno ammirare da vicino alcuni dei cartoni che Trainini preparava per realizzare i suoi affreschi e poi ancora disegni e progetti di decorazione che segnano la fase finale del lavoro creativo e quella precedente alla realizzazione dell’opera. NELLE SALE del Museo Diocesano saranno in mostra bozzetti e progetti su carte da spolvero per particolari decorativi: intagli lignei, sculture e dorature, alcuni modelli e cartoni di affreschi, oltre a 14 bozzetti a olio delle stazioni della via Crucis, oggetto di una nuova donazione al Museo stesso da parte della famiglia Trainini. Il Diocesano organizzerà inoltre un convegno con storici dell’arte per approfondire la figura dell’autore. Nell’abitazione di Mompiano, da lui progettata e decorata, suo atelier-dimora, sarà possibile ammirare alcune opere da cavalletto più intimiste e lontane dal repertorio religioso. E in queste opere si può scoprire il Trainini privato. Nei ritratti di famiglia si lascia andare a pennellate più astratte, i paesaggi a lui cari e i fiori del giardino sembrano opere ascrivibili alle contemporanee avanguardie pittoriche. Trainini, nella rilettura di Tedeschi e della presidente del Diocesano Nicoletta Bontempi, come nel ricordo del figlio Gianluigi, non è quindi solo l’artigiano eclettico che ha capacità di declinare ogni stile artistico (dal gotico al rinascimentale, fino al barocco) per andare incontro alle esigenze della committenza religiosa e tradizionalista, ma è un artista «totale, per la molteplicità di generi e mestieri; un artista titanico, per la quantità di lavori prodotti a cominciare dalle oltre cento chiese affrescate; un artista popolare, per la capacità di impaginare su centinaia di metri quadrati di pareti sacre una Biblia pauperum che ha educato lo sguardo e avvolto la spiritualità di quattro generazioni di bresciani; un artista liturgico avvertito, per l’attenzione sempre manifestata al tema dell’arte sacra, spesso in dialogo con maestri come monsignor Giuseppe Polvara e padre Giulio Bevilacqua». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elisabetta Ghidini
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