25 gennaio 2020

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04.12.2019

Comico, ironico, drammatico: Pirandello secondo Gullotta

«Pensaci Giacomino» al teatro Le Muse di Flero, questa seraLeo Gullotta: catanese, attore e doppiatore, ha 73 anni
«Pensaci Giacomino» al teatro Le Muse di Flero, questa seraLeo Gullotta: catanese, attore e doppiatore, ha 73 anni

L’attore catanese Leo Gullotta, che spazia dal teatro al cinema, dalla televisione al doppiaggio, fino alla produzione di premiati docufilm, passando con uguale bravura dal comico al drammatico, è l’ospite più atteso della stagione di prosa al teatro Le Muse di Flero. Sarà in scena stasera alle 21, protagonista intenso ed empatico di «Pensaci Giacomino», che vede la partecipazione nel ruolo di padre Landolina, dalla subdola e farisaica morale, anche di Sergio Mascherpa, regista e attore bresciano, oltre che direttore artistico del teatro di Flero. Il testo, «una tragedia civile che si configura in tutta la sua morbosa veemenza» secondo le note di regìa, nasce dalla penna di Luigi Pirandello, prima in veste di novella, nel 1915, per assumere in seguito quella teatrale - commedia in siciliano e, nel 1917, in lingua - per arrivare più tardi ancora anche ad una riduzione cinematografica. Un testo che è una summa dei topoi, assiomi, paradossi pirandelliani, la condanna di una società becera, misogina, opportunista in cui il gioco della calunnia e del bigottismo è sempre pronto ad esibirsi. LA PIÈCE racconta, dunque, di una ragazza che, incinta del suo giovane fidanzato, non sa come poter portare avanti la gravidanza data la società del tempo, fino a che l’anziano e amareggiato professore Toti cerca di aggiustare il tutto, chiedendola in moglie. In tal modo si vendicherà dello Stato che, avendolo sempre sottopagato e bistrattato, gli ha impedito di farsi una famiglia, e che ora dovrà continuare a versare la sua pensione sine die, appannaggio della giovane coniuge destinata a sopravvivergli a lungo. E darà colore e calore alla sua vita. Per quel che riguarda il fidanzato, il Giacomino del titolo, potrà continuare a frequentare indisturbato la sua amata assolvendo ai doveri matrimoniali, mentre il professore manterrà il ruolo giuridico e formale di capofamiglia. Un ménage a troi sfuori dai canoni che scandalizza benpensanti e ipocriti e scatena le reazioni della gente mossa da stupidità e interessi. Cercheranno in tutti i modi di mandare in fumo l’originale e poco conformista rapporto, anche a discapito del bambino che nel frattempo è nato: una famiglia non convenzionale non può sopravvivere dentro una società «civile». Dopo una serie di vicissitudini il finale pirandelliano è pieno di amara speranza: il giovane Giacomino, grazie alla fermezza e all’umorismo sarcastico del professore, tradotto sulla scena in modo straordinario da Gullotta, prenderà coscienza delle sue responsabilità di uomo e di padre. La lettura drammaturgica e la regìa sono di Fabio Grossi che sposta la vicenda - un atto unico al posto dei tre originali - negli anni ’50, la orienta verso il dialogo tra generazioni differenti e gioca su convenienze economiche, apparenze pubbliche, idillio borghese, il moralismo di facciata contrapposti a valori umani e civili nel senso pieno del termine. Le musiche sono di Germano Mazzocchetti. La scenografia espressionista con grandi maschere è di Angela Gallara Goracci. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Milena Moneta
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