20 ottobre 2019

Spettacoli

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24.05.2019

Con Fischer e Ax capolavori magici e Grande allegria

Una serata all’insegna dei grandi capolavori ma anche dell’allegria, quella di ieri sera al Teatro Grande con la Budapest Festival Orchestra diretta da Ivan Fischer e Emanuel Ax solista al pianoforte per il concerto del Festival pianistico: allegria che si è materializzata attraverso due celebri Ouvertures operistiche di Gioacchino Rossini, iniziando col celebre rullo di tamburo di quella de «La Gazza Ladra» col suo seguito degli interventi dell’oboe e poi di tutti i legni, nello stile tipico del Pesarese che ha trionfato nell’immancabile «crescendo», rossiniano appunto. Ivan Fischer sa in quest’ambito il fatto suo, e grazie alle ottime sezioni dei legni della sua Budapest Festival Orchestra ha potuto realizzare in pieno il discorso rossiniano, accentuando i lati comici e a tratti addirittura gradevolmente grotteschi delle due Ouvertures, molto apprezzate dal nostro pubblico tanto che in sala si è sentito alla fine un «Viva Rossini!». L’ATTENZIONE del pubblico, come sempre molto numeroso in sala, era però rivolta in modo particolare al Concerto per pianoforte e orchestra in sol maggiore K 453 di Mozart, «piatto forte» della serata che non ha deluso gli appassionati grazie a una lettura in cui il direttore Ivan Fischer ha sposato con l’orchestra i colori brillanti e nitidi della parte solistica al pianoforte di Emanuel Ax, in un riuscitissimo dialogo che ha avuto nel tempo centrale del Concerto una punta poetica di grande pathos prima di arrivare al giocoso Finale con le sue Variazioni, vero e proprio capolavoro di originalità per un Concerto pianistico del Settecento. Qui l’orchestra ha tra l’altro usato i corni naturali e non quelli con le chiavi, scelta «pericolosa» a causa della difficile intonazione dei corni con i ritorti, ma premiata dalla perfetta esecuzione che questi ottimi strumentisti sono riusciti sempre a realizzare. Grandi applausi ovviamente anche al pianista, che ha concesso al pubblico un bis schumanniano. Nella seconda parte della serata quella Sinfonia n. 4 di Schubert che non abbiamo mai considerato «Tragica» come vorrebbe la tradizione e che invece è caratterizzata da una pensosità romantica nella quale gli archi giocano un ruolo centrale. Grande successo e lunghi applausi. •

Luigi Fertonani
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