22 novembre 2019

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18.08.2019

«Da SuperKaraoke a La Sai l’Ultima: la vita è uno show»

Brunetto Lusenti con Biagio Izzo: finalista a «La sai l’ultima?», nel 1994 ha vinto il SuperKaraoke con la benedizione di Fiorello
Brunetto Lusenti con Biagio Izzo: finalista a «La sai l’ultima?», nel 1994 ha vinto il SuperKaraoke con la benedizione di Fiorello

-La vita può davvero cominciare a sessant’anni, anche se hai già girato il mondo. È la nuova vita che sorride a Brunetto. Al secolo Bruno Lusenti. Un personaggio che non si può racchiudere in un tweet, da ritrarre anziché fotografare. Difficile immortalare un moto perpetuo, «anche se io volo basso e non costruisco castelli in aria». No. Però. Brunetto è cantante e barzellettiere. Ha portato la sua voce ovunque. Nato a Manerba, ha cantato l’inno del Salò. Ha vinto il «SuperKaraoke» nel 1994, è stato tra i finalisti di «La sai l’ultima?» il mese scorso. Fiorello, Ezio Greggio, Gerry Scotti e Biagio Izzo, la televisione nazionalpopolare dopo le convention aziendali dalla Lapponia al Brasile. «Non ho confini», scherza (ma non troppo) Brunetto, ideatore - fra le altre cose - dello show «Sesanièntdeprecis!». Onirico un po’ pragmatico: «Sono del 1959, 21 gennaio. Non mi stanco di sognare. Ho sessant’anni suonati, sì. E poco tempo per pensarci, per fortuna. Non riesco neanche a giocare a golf quanto vorrei…». A sessant’anni sogna e dà spettacolo. A 6 cosa combinava? Davo spettacolo! Fin dall’asilo. Eravamo in due, a far impazzire la maestra. Aldo Parolini recitava a teatro: è diventato regista. Io cantavo sul palco. Ed è diventato? Mi definirei showman. Pensare che da giovane ho iniziato a lavorare come elettricista. Poi ho cominciato a cantare nei bar e nelle feste, grazie alla mia voce da tenore. Con che musica è cresciuto? Le rispondo con una domanda: chi è che in Italia non è cresciuto con i Pooh? Qualcuno c’è… Ma il concetto è chiaro. Sono cresciuto con la classica canzone pop italiana: anche Baglioni, per dire. Non a caso il «SuperKaraoke» l’ho vinto con «Sabato pomeriggio». Poi, ascoltavo tanta musica classica vera e propria. Il rock? Un po’: Queen e Deep Purple più di Beatles e Led Zeppelin. Più maestoso che essenziale. Direi di sì. Amo la musica un po’ epica. Poi a diciott’anni pensi ad altro. John Lennon e Paul McCartney dicevano di aver cominciato a scrivere canzoni per conquistare le ragazze. Quanta ragione! Abbiamo cominciato tutti così. A 10 anni ho iniziato a strimpellare la chitarra di mio papà Angelo. Ci ritrovavamo con qualche amico, le ragazze, e cantavamo «Piccolo grande amore». L’inglese mica lo sapevamo. Era timido? No. Mio nonno mi diceva sempre «provaci con una, con un’altra e un’altra ancora, vedrai che una ti dice sì…». Lo zio Bepi suonava tutti gli ottoni e cantava benissimo, purtroppo non è tornato dalla Russia nella seconda guerra mondiale. Mio padre dice che ho preso la musicalità da lui. Ha suonato nella banda? Certo. A Manerba, da ragazzo. Mi trovavo benissimo. Col tempo le bande sono diventate più importanti. Sono scuole di talenti che possono scoprirsi musicisti autentici: è successo a tanti. I primi gruppi? Dopo il servizio militare. Ma mi sono sposato con Marina ed è nata Morena, così per qualche anno mi sono fermato. Sono ripartito nell’87, esibendomi nei locali di Manerba, con sax e tastiera: sono stato uno dei primi, credo, ad usare nelle serate una Yamaha a 4 ritmi, mi bastavano pochi accordi e cantavo di tutto. Io e il sassofonista del paese, Valerio Ambrogi detto Gigio, uscito anche lui dalla banda. Intanto la vita è andata avanti: nel ’95 mi sono separato e da allora la mia compagna è Antonella. Ci siamo sposati nel 2004, abbiamo aspettato che Morena compisse diciott’anni per poterci fare da testimone. La musica comunque non l’ho mai mollata. Il palco, neppure. A chi deve dire grazie? Per esempio ad Adriano Merenda, titolare dei negozi di abbigliamento Pam, mi ha convinto a fare un’audizione a Busseto con il famoso Carlo Bergonzi, che mi prese per uno stage di voci verdiane, al teatro di Parma. Quanti anni aveva? Ne avevo 35: avrei avuto bisogno di altri 10 per migliorare la tecnica. Così ho lasciato perdere la lirica e ho proseguito con gli spettacoli un po’ ovunque. Battesimi, matrimoni e compleanni, concerti nei ristoranti e in piazza. E uno Style Italiano. Sì, il gruppo che ho creato assieme a mia figlia Morena. Lei poi ha saputo intraprendere un suo percorso nella musica, spaziando dal pop ai classici. L’avventura del «SuperKaraoke» com’è nata? Quelli di Italia Uno andavano nei negozi di strumenti a chiedere se conoscessero «gente capace di cantare». Sono stato reclutato. Provino a Peschiera, la produzione chiede «chi sa Caruso?» e io comincio a cantarla. Mi hanno preso. Poi Verona e Roma, per vincere la finalissima. A Roma mi ha voluto Fiorello. Di lui conservo un ricordo eccezionale. Un aneddoto? A Verona canto «Sabato pomeriggio» e lui s’inginocchia: «Dove vai a prenderla questa voce?». Mi lasciò l’onore di finire la canzone: «Vai avanti tu». Fiorello è un artista di altri tempi. Tempi d’oro e ancora vincenti: pensi al successo di Techetechetè. Per forza. Mina è una cosa, J-Ax un’altra. Non basta la passione, bisogna studiare. Ai ragazzi questo dico: «Studiate!». Qualunque cosa vogliate fare. Cantare, leggere, musica. Qualunque cosa. E le barzellette? Io sono nato per raccontarle, ma mi sono esercitato tanto. Le raccontavo al bar, per quattro amici. Poi ho deciso di lanciarmi in rete. A chi si è ispirato? I maestri sono Totò e Gino Bramieri. Su You Tube ha preso piede il Barz Day. Inizio con «Ciao amici», parlo al massimo per 60 secondi, chiudo con una fragorosa risata. Com’è arrivato in televisione? Ogni giorno mandavo un video con una barzelletta agli amici più stretti, su WhatsApp. Giusto per il gusto. A qualcuno è venuta l’idea di portare questi filmati su YouTube aprendo un canale dedicato. La produzione di «La sai l’ultima?» mi ha scoperto così. Primo casting, secondo casting, tutte prove superate. Davanti alle telecamere mi soccorrono la gestualità, lo sguardo, la teatralità. La produzione mi ha assicurato che buco il video. Una bella soddisfazione. E uno stimolo. Ha superato tutte e quattro le puntate eliminatorie e pure la semifinale. Era tra i dieci finalisti, è stato eliminato al primo round e ha vinto l’emiliano Willer Collura. Dispiaciuto? No. È stato un piacere, un vero onore poter partecipare e arrivare fino in fondo. Sono contento, ci mancherebbe. E poi anche Vasco Rossi è arrivato ultimo al Festival di Sanremo… Le barzellette erano sue? Sì. Magari Biagio Izzo mi diceva «Racconta quella dei carabinieri» e gli davo retta, ma le barzellette erano mie. In finale avrei dovuto dirla in dialetto, ma non si può. Purtroppo la tv nazionale è Roma e Napoli: il bresciano non è contemplato. Ora si gode un po’ di vacanze? Fino a un certo punto: il 23 ho un grosso spettacolo alla Pieve di Manerba. Gioca in casa. E nascono cose interessanti per l’inverno: noi concorrenti di «La sai l’ultima?» progettiamo uno spettacolo itinerante tutti assieme. Dall’1 all’8 febbraio, inoltre, andrò in crociera con una nuova nave della Costa: un viaggio organizzato dalla Ocean per i miei fan. Il complimento più bello ricevuto? Dalla grande Erika Blanc, pochi giorni fa a Gargnano. Le chiedo una foto. E lei mi riconosce: «Ma tu sei quello che racconta le barzellette in televisione! Molto bravo, naturale, espressivo. E quando parli si capisce tutto».

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