24 ottobre 2019

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15.09.2019

Emilya Ndme Tramonti, bagliori: è pop da sogno

«Yellow Led»: il singolo è disponibile da oggi nei digital store. Videoclip su  YouTubeLauretta Grechi Galeano: Emilya Ndme («si legge Emily and me»)
«Yellow Led»: il singolo è disponibile da oggi nei digital store. Videoclip su YouTubeLauretta Grechi Galeano: Emilya Ndme («si legge Emily and me»)

L’estate sta finendo e gli ultimi tramonti stagionali si sciolgono come schiuma dream-pop sulla riviera a Boccadasse. Dissolvenze elettroniche, sintetizzatori panoramici, ritmiche profonde, eteree visioni: «La metafora della luce come ricerca di un’altra consapevolezza, di un’altra vita, come qualcosa che si accende nel buio». Il brano s’intitola «Yellow Led» e i bagliori vocali in penombra sono quelli di Lauretta Grechi Galeano in arte Emilya Ndme («si legge Emily and me»), che a qualche mese di distanza dal lampo electro-pop incapsulato nel primo singolo «Snow» sta per rituffarsi nell’onirica dimensione (discografica), sempre sotto l’egida di Cockroach International Production, etichetta bresciana che orbita attorno al dj/producer Mekis e che ormai da tempo ha messo radici anche nel cuore di Genova, oltre che al Carmine, là dove tutto era iniziato. Fuori da oggi in tutti i digital store e su YouTube con video diretto da Andrea Larosa, il pezzo suona come «un viaggio nelle sonorità trip hop, che preannuncia l'arrivo del mio primo album solista» e anche molto di più. GENERATO da un processo catartico, «Yellow Led» coglie frammenti di un mondo interiore e lo svela pubblicamente con atto liberatorio. Giacché – sostiene la giovane avventuriera pop/glitch, originaria proprio di Genova e devota a culti pagani per artisti come Florence and the Machine, Fka Twigs e Portishead – «scrivere una canzone è un po’ come mettere a fuoco pensieri ingarbugliati: si riescono a vedere con chiarezza, a ridimensionarli e dopo è più semplice andare oltre… Ho scritto “Yellow Led” riflettendo sul mio rapporto con la religione: è sempre presente in me un conflitto tra la religiosità, che intendo più come spiritualità, e la razionalità o l’interpretazione materica degli eventi che compongono la vita». Eppure, «ogni qual volta mi sia trovata in pericolo o in situazioni dolorose, ho sempre cercato aiuto e forza in ciò che non si vede, ricercando un contatto con la natura come se fosse un portale tra questo mondo e un altro. “Yellow led” parla di questo, riconduce al linguaggio dei testi sacri: l’espiazione del dolore attraverso qualcosa, il concetto della cecità come incapacità di vedere Dio e la verità». IL VIDEO è in sintonia: dal riflesso di uno specchio sulla scatola di ricordi al sole tra le foglie, forme di luce in metamorfosi evocano momenti adulti di riflessione solitaria alternati a ludiche memorie infantili, «che strappano e distraggono dalle complicazioni e dalle nostalgie». La dimensione del ricordo affiora in una vecchia fotografia che galleggia sull’acqua, simbolo del «portale che la natura tutt’intorno ad un certo punto offre per connettere questo mondo ad un altro che non si vede: per chi crede, in una dimensione di aldilà, per chi invece non si affida alla religione, in un mondo di energie che avvolgono e collegano tutto e tutti tra passato, presente e futuro». Live a portata di auto il 21 settembre a Milano, al Lady Pink Festival. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Zupelli
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