22 aprile 2019

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23.03.2019

Hooverphonic by Luka, 17 anni Callier: «Molto più di una vocalist»

Dieci gli album degli Hooverphonic, attivi dal 1996  CARL ROTTIERSCallier: «Luka mi ha spinto a scegliere il meglio per il disco» NILSMLCKNBCK
Dieci gli album degli Hooverphonic, attivi dal 1996 CARL ROTTIERSCallier: «Luka mi ha spinto a scegliere il meglio per il disco» NILSMLCKNBCK

Notte di gloria per la Latteria Molloy di Brescia, sold out da settimane per il concerto degli Hooverphonic: «brivido» internazionale d’alto lignaggio con una bandiera della scena musicale belga, in tour in Italia con le canzoni dell’ultimo album «Looking for stars», nei negozi da novembre. Niente biglietti in cassa quindi, inizio alle 22.30, after party fino a notte fonda con il dj set Disco Not Disco di Marco Obertini. Attivi dal 1996, dieci album alle spalle, gli Hooverphonic sono una «chicca» dell’europop elettronico europeo: band partita da movenze trip hop, la base di un sound da sempre strettamente collegato all’immaginario cinematografico anni ’60 in cui John Barry e Morricone viaggiano fianco a fianco con Morcheeba e Sade. Tanti i successi, «Mad about you» sopra tutti, tante anche le cantanti avvicendatesi al microfono: l’ultima è la giovanissima Luka Cruysbergh, solo 17 anni, conosciuta dal leader del gruppo Alex Callier alla versione belga di «The Voice» di cui era coach ed entrata in squadra proprio lo scorso anno. «È subito diventata parte integrante della nostra storia - racconta Callier -. È molto di più di una delle tante vocalist che abbiamo preso in esame. In un certo senso, la sua voce detta i brani che suoneremo dal vivo. L’abbiamo scelta perché si è dimostrata in grado di interpretare tutte le nostre canzoni grazie alla sua piena padronanza della tecnica vocale». IL DISCO nuovo è nato da una rigorosa selezione. «Avevo l’ambizioso piano di pubblicare tre album in un anno, una colonna sonora stile Morricone, un disco trip-hop e uno di funky psichedelico - racconta Callier -. Ho iniziato a scrivere con questo obbiettivo in mente ma Luka mi ha fatto cambiare idea, convincendomi a creare la playlist perfetta con i brani migliori di ognuno dei tre progetti. Non sono mancati dubbi, ma alla fine ho pensato che in fondo il mood Hooverphonic è sempre stato definito dalla diversificazione. Sono un grande fan di album eterogenei: “Déjà Vu“ di Crosby, Stills, Nash & Young è uno dei miei preferiti, come il “White Album“ dei Beatles. Oggi c’è troppa rigidità». Il lavoro è stato anticipato dallo splendido singolo «Romantic», pezzo non difficile da immaginare sui titoli di coda di un qualsiasi film di James Bond. «È già uno dei nostri classici, di certo non potrà mancare in scaletta insieme a “Mad about you”, “Amalfi”, “Badaboum”: canzoni che non possono mai essere tralasciate in un nostro live». Ma tante sono le potenziali hit di «Looking for stars», da «Uptight» a «Paranoid affair» fino a «Concrete Skin». «Ogni nostro nuovo disco va un po’ fuori dal seminato ma continua fortunatamente ad arrivare a un pubblico molto vasto - riflette Callier -. È questa la cosa di cui vado in assoluto più fiero e orgoglioso, quella che ci ha consentito di restare sulle scene per oltre vent’anni». •

Claudio Andrizzi
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