17 ottobre 2019

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22.05.2019

I Superdownhome risvegliano i demoni del «nuovo blues»

Superdownhome: 40mila visualizzazioni in pochi giorni per il singolo «Booze is my self-control» MUSIC PHOTO
Superdownhome: 40mila visualizzazioni in pochi giorni per il singolo «Booze is my self-control» MUSIC PHOTO

Ognuno di noi è il suo proprio diavolo e noi facciamo di questo mondo il nostro inferno». Per starci dentro comodi, sentendosi sempre a proprio agio tra fiamme ardenti e ardenti tentazioni, Superdownhome hanno scelto di riempirlo con storie fumose, amori, tradimenti, abbandoni, alcool, demoni, juke joints, autostrade deserte, feste, riti voodoo, notti infinite e risvegli burrascosi. Prima, durante e dopo, scariche d’adrenalina gentilmente offerte dal talento della casa, anfratto infernale dove Henry Sauda (voce, cigar box, diddley bow) e Beppe Facchetti (grancassa, rullante, sock cymbal e crash) dettano legge: ovvero una combinazione incendiaria di rock’n’roll, country blues, echi folk, stoner e accessi di furore punk che lasciano i segni in faccia. Ancora più profondi, scavati e destinati a non rimarginarsi rispetto al pur poderoso «Twenty-Four Days», disco d’esordio pubblicato a fine 2017 per Slang Records: è l’effetto che fa già dopo trenta secondi «Booze is my self-control», nuovo singolo del power duo bresciano (40mila visualizzazioni in pochi giorni) che apre la strada all’assalto frontale di «Get my demons straight», titolo luciferino del secondo album firmato Superdownhome, fuori dall’altro giorno in digitale per Warner Italia e in arrivo imminente anche in copia fisica, sempre sotto l’egida di Slang Music. Boom! Registrato «in due giorni e mezzo, in apnea» al Bluefemme Stereorec di Marco Franzoni, prodotto da Ted Horowitz in arte Popa Chubby , «che ci ha anche omaggiato con due soli di chitarra e alcune backing vocals», il disco affonda il colpo amplificando ulteriormente quella vocazione internazionale che aveva caratterizzato il gruppo fin dai primi riff, deflagranti e sdruciti. «Un po’ per la naturale propensione del genere e la voglia di suonare sempre di più all’estero», un po’ per la strenua resistenza all’idea di sedimentarsi nelle sabbie mobili dei soliti giri e delle solite cose. Risultato: Charlie Musselwhite ospite all'armonica su due brani, Max Maccarinelli (artista bresciano che vive a Lione) ospite con un'altra armonica, Betty Vittori e Micaela Belotti ai cori, più il grande strike d’aver pescato Brian Lucey (ha masterizzato gli ultimi tre dischi dei Black Keys, e poi Depeche Mode, Liam Gallagher, Marylin Manson) che ha rifinito il lavoro mettendogli il turbo nel suo Magic Garden Mastering di Los Angeles. Attitudine selvaggia in pieno stile roots, contaminazioni oblique da Jon Spencer a Seasick Steve, da Scott Biram ai White Stripes, «“Get my demons straight”, che è un po’ come dire “esorcizzare i miei demoni”, parla delle tipiche tematiche della tradizione blues, di cui – precisano Facchetti e Sauda – abbiamo voluto creare una visione mulatta per riadattarla ai nostri giorni. Superdownhome appunto: un upgrade di ciò che era il downhome blues, il blues rurale…, un passo indietro dall’essere troppo pop». Raffica di date live: le prime a Roma (Largo Venue) e Milano (Magnolia), l’11 e il 12 giugno nuovamente al fianco di Xavier Dphrepaulezz in arte Fantastic Negrito, artista afroamaericano con cui l’alchimia è consolidata (calendario su Facebook). Come se non bastasse, i Superdownhome hanno già messo in mira novembre: «usciremo con un terzo disco con vecchi brani riarrangiati più una manciata di pezzi inediti». •

Elia Zupelli
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