26 febbraio 2020

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22.01.2020

Il Duo Janigro incanta con virtuosismo

Il Duo Janigro in concerto al teatro Ristori FOTO BRENZONI
Il Duo Janigro in concerto al teatro Ristori FOTO BRENZONI

Dal barocco flamboyant di Jean Baptiste Barrière al carattere brioso di Jacque Offenbach, passando per l’ancora più virtuosistico David Popper, il Duo Janigro ha aperto la 110a stagione degli Amici della Musica con diverse perle rare della letteratura violoncellistica. Protagonisti due decisi cordofoni, che tra le mani di Amedeo Cicchese e Paolo Bonomini (entrambi premio “Francesco Geminiani”) hanno sfoderato tutte le peculiarità timbriche dello strumento e le possibilità espressive ad esso conferite dalle scritture cameristiche dedicate a tale genere di formazione. Tra le proposte più apprezzate dalla platea del Ristori, che ospita la rassegna - realizzata con il contributo di Fondazione Cariverona, Banco Bpm e, fra gli altri, Comune di Verona - si menziona innanzitutto il duo per violoncello op.54 di Offenbach, dove rispetto ai repertori per duo di epoche precedenti, l’approccio allo strumento si fa più virtuosistico e pieno. Inserito in una raccolta destinata a una scuola di violoncello, il brano ha infatti rivelato anche il suo primigenio scopo didattico. Complici due schietti interpreti che ne hanno messo in luce, padroneggiandole, le molteplici difficoltà tecniche. Le quali non hanno fatto sconti nemmeno nell’intenso tempo dell’Adagio “religioso”, in cui il cello melodico raggiunge alte vette di lirismo e poesia, mentre il basso afferma con vigore il proprio ruolo di sostegno al tema, contribuendo alla creazione di un’atmosfera quasi liturgica, con sfumature tra l’etereo e l’elegiaco. Da serrato, il dialogo tra i due strumenti diventa più disteso, sortendo poi felici abbellimenti e scherzosi rimbalzi dell’idea musicale, che scandiscono un gradevolissimo Rondò. Si respira profonda simbiosi tra i due artisti, ligi a ogni indicazione degli ambiziosi repertori, caratterizzati da un grande impegno sia tecnico che espressivo. Qualità che li accompagna fino ai brani di chiusura del concerto: le danze della Suite op.16 composta dal praghese David Popper (autore di riferimento per la didattica del violoncello della seconda metà dell’Ottocento), e il bis “Tamburino”, composto da Tommaso Giordani, eseguito da un manoscritto rinvenuto nella città bresciana, che ha sugellato una serata di ricercato tenore artistico. Corredata da scelte musicali davvero coraggiose attinte da uno scrigno di duo violoncellistici connotato da un impasto sonoro comunque agile e duttile. •

Francesca Saglimbeni
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