23 novembre 2019

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07.11.2019

Il ritorno del Banco «È una rivoluzione internazionale»

Il Banco del Mutuo Soccorso: ha appena pubblicato «Transiberiana»Vittorio Nocenzi: fondatore, tastierista, depositario della tradizione della band
Il Banco del Mutuo Soccorso: ha appena pubblicato «Transiberiana»Vittorio Nocenzi: fondatore, tastierista, depositario della tradizione della band

Il Banco del Mutuo Soccorso si prepara a tornare on the road: l’1 novembre parte da Velletri la tournée dell'ultimo album «Transiberiana», seconda tappa il 7 al Dis-Play Brixia Forum di Brescia (alle 21, 40 e 25 euro i biglietti, cipiesse-bs.it). Appuntamento con un mito del prog italiano. Alla regìa, il fondatore e tastierista Vittorio Nocenzi. «Sarà un concerto intenso, come merita questa città da sempre a me cara – racconta Nocenzi -. Fu a Brescia che ottenemmo la prima grande consacrazione al di fuori del circuito romano con uno strepitoso concerto al teatro Sociale: era il 1972, c'era un pubblico di appassionati di rock underground, entusiasti e colti, venimmo acclamati come raramente ci è capitato: il ricordo mi dà ancora i brividi. Inoltre sono da poco diventato per la seconda volta nonno e la mamma è una ragazza di Brescia: come posso non amare questa città?» Come state preparandovi a questo ritorno in scena? «Con prove molto intense: non vediamo l'ora dopo aver dato alle stampe un disco nel quale crediamo moltissimo, un concept con uno storyboard ben preciso, primo album di inediti da 25 anni a questa parte, segno tangibile della volontà di portare avanti la storia di questa band con una nuova, potente, energica line-up. La voce è quella di Tony D'Alessio, grande cantante e fan del Banco da molti anni, che con coraggio, talento ed umiltà ha preso il posto di Francesco di Giacomo. In scaletta anche i classici, da “Non mi rompete” a “Il ragno” fino a “Metamorfosi”». Il Banco ha tagliato il traguardo del mezzo secolo: se lo sarebbe mai aspettato? «Assolutamente no. Sono partito senza niente da Marino Laziale e pochi anni dopo mi sono ritrovato a Londra a registrare nello studio dove prima avevano lavorato Sly and The Family Stone. Mi sento in debito con il destino e per questo cerco di dare sempre il mio meglio». Nel 2014 la scomparsa di Francesco Di Giacomo, pochi anni dopo quella di Rodolfo Maltese: come si sopravvive a perdite così pesanti? «È difficile. Quando salgo sul palco e non trovo più Francesco e Rodolfo sento un grande vuoto: ma la voglia di dare una risposta al pubblico che continua ad amarci dà la forza di andare avanti». Qual è il clima nel nuovo Banco? «C'è una sintonia umana fantastica: sono circondato da affetto e stima, da talento e motivazione». Dopo tutti questi anni c'è ancora un traguardo che come musicista sente di voler conquistare? «Sì: voglio ribadire a livello internazionale che il prog-rock italiano non è stato un'eccezione degli anni '70 ma è un'espressione che ancora oggi vive di grandi potenzialità. Recensendo “Transiberiana” la rivista inglese Prog, bibbia mondiale del genere, ha scrittoItalians do it better. Che soddisfazione!Abituati agli inglesi che ti guardano dall'alto in basso, questa è stata una rivoluzione copernicana che mi ha davvero riempito di gioia».

Claudio Andrizzi
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