26 agosto 2019

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09.07.2019

«Jazzontheroad, il bilancio è ok»

Fred Hersch: felice per lo show
Fred Hersch: felice per lo show

Luci tenui in dirittura d’arrivo verso la mezzanotte tra le fronde di piazza Tebaldo Brusato. Dissolvenza leggera dall’alto per un tocco in più d’atmosfera al cospetto del piano solo che sta planando appena più in là. Dancing in the dark, con totale leggerezza e gaudio libertino: tra echi di bossa nova (con un pensiero a João Gilberto), modulazioni, improvvisazioni, destrutturazioni e ricostruzioni jazz, zig zag stilistici in picchiata emozionale, senza bisogno di esasperare il virtuosismo. Lungo applauso. Quindi l’encore. L’ombra di Monk a stagliarsi obliqua in un omaggio estatico, «one more ballad (And So It Goes di Billy Joel) e grazie mille». Occhiali gracili quanto lui, camicia a quadri, com’è arrivato poi è scivolato via, Fred Hersch. Con garbo. Senza fare rumore. Ma lasciando un segno profondissimo sull’ultimo fotogramma musicale che l’altra sera ha chiuso la sedicesima edizione del festival «Jazzontheroad». Acme di un viaggio che si era aperto a Gussago con l’abbagliante prologo funk/nu soul di Allysha Joy e del suo collettivo 30/70; nel mezzo, il senso di Giovanni Guidi per il cantautore francese Leo Ferrè, la chitarra fluente di Julian Lage, le sperimentazioni avanguardiste borderline di Joe Armon-Jones, fra jazz, afro-beat, hip hop e deep house. «Una linea d’ibridazione che soprattutto dal vivo mi ha positivamente colpito - fa notare il direttore artistico Francesco Schettino -. Intrapresa nelle scelte artistiche “stile Jazz:Re:Found”, sempre più aperte verso nuovi orizzonti sonori. E siamo sempre aperti a nuovi input, nuove collaborazioni». L’inversione di rotta è ambiziosa ma al tempo stesso possibile. Il futuro è complice: «Il bilancio di Jotr 2019 è positivo, ma continuo a vedere scarsa propensione alla condivisione e alla partecipazione: penso ai docenti del Conservatorio, nonostante molti studenti fossero sul palco nell’ambito del progetto “New Way”. Ma anche a musicisti e addetti ai lavori - osserva Schettino -. Mi sembra che a Brescia si stiano creando un po’ di fazioni a compartimenti stagni e ciò nuoce gravemente alla salute della musica. Forse non sarebbe male iniziare a pensare a un’unione d’intenti, altrimenti il rischio è di dividersi una coperta sempre più corta». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

E.ZUP.
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