23 ottobre 2019

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08.10.2019

Jennifer Gentle La rinascita funk made in Brescia

Jennifer Gentle: il 24 ottobre il loro tour partirà dalla Latteria Molloy, a Brescia LUCREZIA PEGORAROMarco Fasolo EMILIANO COCCO
Jennifer Gentle: il 24 ottobre il loro tour partirà dalla Latteria Molloy, a Brescia LUCREZIA PEGORAROMarco Fasolo EMILIANO COCCO

A inizio settembre la prima scheggia: «Guilty», il germe mutante. «Tre minuti e mezzo di funk eccentrico, insaporito da scaglie di psichedelia irriverente, condimenti bizzarri e un saluto a Prince» serviti come antipasto del ben più ricco e assortito buffet che sarebbe piombato in tavola di lì a poco. E infatti, puntuale, eccolo: il disco s’intitola semplicemente «Jennifer Gentle», quasi a focalizzare la presa di coscienza di Marco Fasolo rispetto alla sua creatura prediletta (i Jennifer Gentle, appunto) che dopo un lungo silenzio si riaffacciano alla scena in grande stile, forti anche di una line-up che nel mentre è stata restaurata con forte ascendente bresciano. Visto che al fianco dello stesso Fasolo (voce, chitarre elettriche e acustiche), gravitano ora Kevin Magliolo (chitarre elettriche e acustiche, organo), Carlo Poddighe (chitarre elettriche e acustiche, organo), Carlo Maria Toller (piano, organo, percussioni, chitarra acustica), Alessio Lonati (basso) e Diego Dal Bon (batteria). Tutti insieme appassionatamente si ritroveranno anche il 24 ottobre sul palco della Latteria Molloy, per il concerto che aprirà il lungo tour che tra autunno e inverno li vedrà esibirsi in mezza Italia, da Milano a Cosenza, da Padova a Bari, passando per Roma, Pisa e Ravenna. PUBBLICATO da La Tempesta International, l’album contiene 17 brani (registrati nell’arco di due anni, «con attenzione spasmodica al dettaglio sonoro») che costituiscono «una summa di tutto ciò che i JG sono stati finora e un’anticipazione di ciò che saranno». Liberi, non allineati, sperimentali per vocazione, mai per posa. E al tempo stesso – spoiler del gruppo - «più accessibili rispetto alla bizzarra combinazione di sgangheratezze beefheartiane e luminoso pop barrettiano» che ne caratterizzò gli esordi primissimi Duemila, impressi in dischi come «I Am You Are» o «Funny creatures lane», la cui eco era arrivata fino alle orecchie della leggendaria etichetta americana Sub Pop (Nirvana e Soundgarden, tanto per dirne un paio), che li aveva messi sotto contratto da «Valende» in là, quando il 2005 incalzava e l’indie ruggiva. Vietato rimuginare però, perché il presente scalpita e il futuro è già qui: temporaneamente (?) archiviate le collaborazioni con Verdena e I Hate my Village (dei quali ha anche prodotto l’album), Fasolo ha ritrovato la sua dimensione: descritto come «il suo disco più intensamente emotivo e personale», «Jennifer Gentle» è una talvolta pensosa, talvolta gioiosa parata musicale che passa attraverso i generi senza perdere la sua identità: dal soul glam più spumeggiante a ballate dall’architettura barocca, dal funk retrofuturista alla psichedelia sghemba, marchio di fabbrica della band. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elia Zupelli
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