26 agosto 2019

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10.07.2019

Kaufmann, per lui biglietti a 8mila euro

Il tenore tedesco Jonas Kaufmann
Il tenore tedesco Jonas Kaufmann

Se da un lato la regina della lirica internazionale è il soprano Anna Netrebko, dall’altro non c’è nessun dubbio su chi sia il re: Jonas Kaufmann, il tenore tedesco (oggi cinquantenne) fascinoso e carismatico come un divo di Hollywood, nonché dotato di un’intensità drammatica e di un timbro scuro inconfondibili. Nato il 10 luglio 1969 a Monaco di Baviera (città in cui ha completato i propri studi musicali), Kaufmann inizia a mettersi in luce alla fine degli anni Novanta, debuttando al Festival di Salisburgo e partecipando all’ultima produzione di Giorgio Strehler («Così fan tutte» di Wolfgang Amadeus Mozart presso il Piccolo Teatro di Milano), ma la svolta per lui giunge nel con «Carmen» di Georges Bizet alla Royal Opera House di Londra (2006) e «La traviata» di Giuseppe Verdi al Metropolitan di New York (2008). Il 7 dicembre 2009 la consacrazione definitiva, arriva ancora grazie a «Carmen», titolo con cui apre la nuova stagione del Teatro alla Scala accanto a una debuttante d’eccezione: Anita Rachvelishvili. Kaufmann vi tornerà pure all’inaugurazione del 2012 con «Lohengrin» di Richard Wagner, ma nel frattempo debutta anche al Festival di Bayreuth (sempre nei panni di Lohengrin) e rivoluziona il ruolo di Werther (protagonista nell’omonimo capolavoro di Jules Massenet) presso l’Opéra Bastille di Parigi. Da allora tutto il mondo vuole colui che la stampa ha soprannominato «the new king of tenors» (il nuovo re dei tenori) a qualunque costo, o meglio, a qualunque prezzo, dato che gli ultimi, introvabili biglietti della sua recente «Forza del destino» (che lo ha visto impegnato a Londra lo scorso marzo a fianco della diva Netrebko) sono arrivati, causa bagarinaggio scellerato, a toccare gli 8000 euro. Colto e poliglotta, Kaufmann scherza spesso sulla propria fama di sex symbol lirico, ironizzando sul fatto che «le sessioni fotografiche possono essere più lunghe di un’opera di Wagner, con la differenza che in Wagner hai qualche pausa». Fra i templi della lirica, ormai gli manca solo l’Arena e, se pure la Regina Anna è giunta quest’estate per tre recite sold out de «Il trovatore», c’è speranza di poter un giorno vedere e, soprattutto, ascoltare al suo interno anche Re Jonas. In fondo, come ha raccontato lui stesso, è nell’anfiteatro veronese che, da ragazzo, ha visto le prime opere quando andava in vacanza sul Lago di Garda. Sarebbe un simbolico ritorno alle origini. •

Angela Bosetto
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