22 novembre 2019

Spettacoli

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08.11.2019

L’innato senso di Mika per il ritornello pop

«Manifesto per diventare adulti senza perdere i propri colori»: questo nelle intenzioni dell'autore l'ideale sottotitolo per la quinta installazione della sua discografia. Disco nel quale Mika gioca la carta «confessionale» con alcune delle canzoni forse più dirette ed oneste della carriera. Già l'idea di presentarsi con nome e cognome reali la dice lunga sugli intenti di un lavoro che, a dispetto delle premesse, non lascia intravedere cali di tensione: «My name is Michael Holbrook» scorre via pirotecnico e divertente, recuperando toni melodici, visione e ambizione dell'età d'oro del pop anni '70, tra omaggi al santino di Elton John, svisate beatlesiane alla Electric Light Orchestra, ritmi funk alla Prince (non c'è poi tutta questa distanza tra «Ice cream» e «Cream») e qualche inchino a Freddie Mercury. Un disco d'altri tempi? Forse, ma con un colore, una profondità, un senso del ritornello perfetto rari a sentirsi nel pop plastificato d'oggi. Mika sa tener vivo lo spirito di un'epoca senza latitare in talento. (Virgin)

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