07 dicembre 2019

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16.07.2019

La «Nona» di Muti è un trionfo

Riccardo Muti a Ravenna
Riccardo Muti a Ravenna

RAVENNA Uno spettacolo grandioso, la Nona Sinfonia di Beethoven al Palazzo Mauro De Andrè diretta da Riccardo Muti, nell’ambito del Ravenna Festival, dedicato ad Atene. Una Nona per la quale più complessi hanno unito le forze: l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, l’Athens State Orchestra, la Thessaloniki State Symphony Orchestra e due cori, quello della Città di Atene e il Costanzo Porta. Tra i quattro solisti chiamati alla difficile prova del celebre, quarto movimento, anche il bravissimo tenore Luciano Ganci, che gli appassionati bresciani ricorderanno nell’interpretazione di Don Josè nella Carmen di Bizet, due anni fa al Grande. Una serata strepitosa, annunciata dai due inni nazionali, l’italiano e il greco, e salutata da applausi durati vari minuti. E ALLA FINE del concerto Riccardo Muti ha preso la parola. Non voleva farlo, ha detto, ma vedendo seduta in prima fila la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, ha voluto lanciare un appello accorato in difesa della musica italiana. «Qui in Italia è nato praticamente tutto - ha detto Muti - qui abbiamo dato i nomi alle note, abbiamo inventato il melodramma e il concerto grosso. In Italia tutti, anche le pietre, sanno chi sono Michelangelo e Caravaggio, ma se chiedete a un ragazzo chi sia Corelli, al massimo pensa al tenore e non al compositore Arcangelo». Insomma, Muti è tornato sul tema dell’ignoranza musicale che regna in Italia rispetto ad altri paesi nostri vicini, e questo si deve certamente anche alla scuola, nei cui programmi lo studio della storia della musica è assolutamente cosa rara ed episodica. Niente da stupirsi allora se altri ne approfittano. «Il modo di tirare l’arco del contrabbasso - ha proseguito Muti - è definito comunemente nel mondo della musica “alla tedesca” o “alla francese”, mentre si deve a due celebri contrabbassisti italiani, Domenico Dragonetti e Giovanni Bottesini. Così rischiamo di farci rubare tutto quanto e di rimanere - e qui Muti ha ceduto all’amato dialetto napoletano – con una mano davanti e l’altra dietro». Il messaggio al mondo della politica è stato inviato, tra gli applausi del pubblico. Arriverà? • © RIPRODUZIONE RISERVATA

L.FERT.
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