13 agosto 2020

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05.12.2019

«La parola giusta» da applausi

Lella Costa sul palco
Lella Costa sul palco

Riguarda la nostra storia e il nostro vissuto molto da vicino e, dopo le recite di Milano, c’era molta attesa per «La parola giusta», lo spettacolo scritto da Marco Archetti e interpretato da Lella Costa con la regìa di Gabriele Vacis, coprodotto dal Ctb e dal Piccolo Teatro di Milano in occasione del 50° anniversario di Piazza Fontana e del 45° di Piazza della Loggia, che è andato in scena al Sociale. Cinque anni fa a portare a teatro la strage del 28 maggio era stato «Il sogno di una cosa», un lavoro in cui la musica di Mauro Montalbetti, le parole di Marco Baliani e le immagini video di Alina Marazzi concorrevano a suscitare sentimenti di pietà e indignazione. Ora il teatro è tornato a far memoria su quei tragici avvenimenti e Marco Archetti ha scritto un testo che parla con un linguaggio piano ed efficace di come la Storia entri nella vita delle persone comuni, lasciando dentro di loro ferite inguaribili, ma anche una consapevolezza che obbliga ad essere testimoni «non perché c’eravamo, ma perché non abbiamo smesso di esserci». Protagonista è una ragazza di diciassette anni che nel 1969 lascia il suo paese in Brianza e va a Milano a studiare al liceo «Manzoni». L’uomo è andato sulla luna e tutti, in quella notte di luglio, sono stati con il naso all’insù a guardare il cielo. Milano è la sua luna e i suoi sogni sono anche quelli di un amore per un giovane impiegato di banca. Poi viene la bomba di piazza Fontana e la luna, silenziosa e indifferente come vuole Leopardi, non dà risposte al dolore dell’uomo. «La parola giusta» è un monologo, è il flusso ordinato dei ricordi, tanto più vivi quanto più sono lontani, di una donna qualsiasi, insegnante di scuola, che cinquant’anni fa ha vissuto quella stagione piena di impegno politico, di lotte e di illusioni. Rivisto al Sociale, dopo il debutto milanese, risulta anche più compatto, più teso e coinvolgente. Lella Costa si è impadronita del personaggio con una recitazione brillante, mai predicatoria; Gabriele Vacis ha costruito una regìa tutta concentrata sulla parola, ma attenta anche a variare il ritmo narrativo. Qualche citazione di Led Zeppelin, Beatles e Pink Floyd e di qualche cantautore serve a dare il colore musicale del tempo. Applausi convinti. Da vedere. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

F.D.L
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