10 luglio 2020

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26.01.2020

«La vita che desideri» pescata dalla Storia

Un momento della presentazione della graphic novel
Un momento della presentazione della graphic novel

La memoria è come un muscolo: va esercitata o si indebolisce. Per questo Francesco Memo e Barbara Borlini hanno composto la graphic novel «La vita che desideri», presentata venerdì sera alla nuova libreria Rinascita insieme al fumettista Antonio Serra, papà di Nathan Never. L’opera ha vinto il premio letterario Manzoni: trecento pagine pescate nel calderone ribollente della Storia. TRENT’ANNI, dalla Prima guerra mondiale all’epilogo della Seconda, sono la vita di Giulio: sensibile diciassettenne in trincea, impeccabile direttore d’albergo, insospettabile alleato della Resistenza. La sua storia è plasmata dall’incontro con altre storie, altre vite: Florian, androgina stella del cabaret; Becki, piccola ebrea di Salonicco; Giorgio, coprotagonista di cui seguiamo l’evoluzione da giovane fascista a combattente sulle montagne. «In teoria sono anni noti e conosciuti; in pratica è un rimosso»: per Francesco Memo guerre e fascismo risentono spesso di una narrazione stereotipata. La cifra di questo libro è invece la complessità della storia in cui «le vite delle persone si impastano», cozzando contro l’ordine sociale. Omosessualità è esclusione dal fascismo, per cui essere maschio vuol dire dominio, violenza, conquista. «La memoria è complessa e conflittuale: abbiamo cercato di renderla viva con un intenso lavoro di ricerca e precise scelte stilistiche». Ogni capitolo è marcato da un colore: giallo in trincea, rosa nel fascismo, verde nella Resistenza. «Una scelta perturbante - spiega Barbara Borlini - con zone grigie per la notte, spazio privato dei sentimenti». Contrappunto della ricostruzione storica è l’empatia, possibile grazie all’immedesimazione con i personaggi: «Abbiamo scritto la storia come se non sapessimo cosa sarebbe successo: più degli schieramenti contano gli stati d’animo». Così le trincee sono infinitamente distanti dal «combattere per la Patria, correre all’assalto col coltello fra i denti» evocato dalla propaganda fascista: i soldati sono carne da macello in un deserto vuoto di senso dove il nemico non compare mai. Ma per cogliere tutte le sfumature, le citazioni (Kavafis, Musil, Weil, Pavesi…), le domande aperte degli autori bisognerebbe leggere questo libro molte volte, cadere nei precipizi di significato tra linee e lettere di questa forma d’arte che ha il nome ingannevolmente ingenuo di fumetto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Andrea Turla
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