24 ottobre 2019

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12.09.2019

Lana Del Rey osa e fa il salto di qualità

Fino ad ora aveva solo scherzato. Ma con questo «NFR», com’è stato ribattezzato in America per aggirare la censura, Lana Del Rey ha cominciato a fare sul serio, dispiegando pienamente tutte le sue potenzialità in un disco davvero impressionante per tensione narrativa, per il livello della scrittura, per statura espressiva e visione complessiva. Difficile prevedere un simile salto di qualità: da quando si è modellata addosso il personaggio Lana nel 2011, Lizzy Grant (il nome con il quale era precedentemente conosciuta) ha prodotto ben sei dischi in sette anni, tutti massicci per numero di canzoni e minutaggi, puntando a trasformarsi in una languida dark lady per l’era digitale, ma non sempre centrando il bersaglio. Qui invece il suo progetto sembra finalmente a fuoco: «NFR» sembra un trattato sulla decadenza americana contemporanea in 14 morbose tracce, tra amori falliti sotto il sole malato di California, redenzioni impossibili, ballad noir intrise di una grandeur d’altri tempi e trip-hop narcolettico. (Universal)

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