23 ottobre 2019

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10.10.2019

Liam Gallagher sa come funzionano le canzoni

Personaggio complicato. A tratti esilarante, ma spesso difficile da digerire. Una delle ultime vere rockstar globali che ancora si divertono a fare casino in uno showbiz sempre più stracco, sfilacciato, senza punti di riferimento. Le faide famigliari con Noel sono ormai diventate una farsa patetica, ma non ci sono dubbi: quando si mette dietro un microfono, Liam Gallagher sa perfettamente cosa fare per far girare una canzone nel modo giusto. È questo istinto pazzesco, un po’ animalesco, la cifra vincente del suo secondo album da solista: manco a dirlo arrivato in vetta alla chart britannica esattamente come il predecessore «As you were». Le differenze con il primo disco? Una tessitura di grana più robusta, più rock and roll, meno patinata. Ma anche una sovrabbondanza di tracce (14) che forse nuoce leggermente al bilancio finale. Ma ci sono anche almeno 7-8 pezzi da paura: magari un po’ risaputi nel loro affidarsi ad una formula ormai consolidata, ma di un’immediatezza contagiosa. (Warner)

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