29 marzo 2020

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21.02.2020

Magico «Carducci» L’arte del quartetto da Bonn alla Russia

Non poteva che iniziare con un omaggio a Beethoven, a due secoli e mezzo dalla nascita del genio di Bonn, il concerto dell’altra sera nel Ridotto del Teatro Grande. Sul palco il quartetto d’archi Carducci, formazione anglo-irlandese di altissimo livello, come ha dimostrato fin dal primo brano in programma, il Quartetto n. 11 op. 90 «Serioso» appunto di Beethoven. Un capolavoro per il quale l’aggettivo «serioso» - riferito al terzo movimento - riesce spesso fuorviante rispetto all’ascolto complessivo, nel quale il Carducci Quartet ha invece sottolineato giustamente la continuità tra i vari tempi nonché l’asciuttezza del trattamento dei temi, a partire dall’unisono iniziale nell’Allegro con brio. MOLTO BELLO in particolare l’Allegretto ma non troppo, con il suo tema discendente esposto dal violoncello e la «risposta» del violino, prima del magnifico e ampio fugato centrale. Ed ecco - a proposito di continuità - apparire anche spunti tematici dello Scherzo nel Larghetto espressivo che ha portato al travolgente finale, con le sue vertiginose scale cromatiche. Terminato tra gli applausi il «contributo beethoveniano», spazio a una serie di brani di compositori russi. A partire dal Quartetto per archi n. 7 in fa diesis minore op. 108 di Dmitri Shostakovich: qui il tema della continuità ha riferimenti molto precisi e che si possono ritrovare facilmente in una partitura nella quale, per ogni movimento, si ritroverà un elemento tematico comune con le note re, mi bemolle, do e si che nella notazione internazionale corrispondono a «D. SCH», e cioè al nome e cognome del compositore. Eppure questa «firma musicale», quest’aria di famiglia - il Quartetto è dedicato ala prima moglie di Shostakovich -, non irrigidisce affatto il discorso musicale, nel quale il pubblico attraverso la spigliata interpretazione del Carducci Quartet ha ritrovato la magnifica immediatezza dello stile del compositore. E infine il fluire generoso del Quartetto n. 2 di Borodin, con i suoi temi e soprattutto col suo straordinario Notturno, vero perno della composizione. Agli applausi del pubblico bresciano il Carducci Quartet ha risposto con Four for Tango di Piazzolla e i suoi estremi effetti ritmici, in un clima di bollente passione. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Fertonani
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