22 novembre 2019

Spettacoli

Chiudi

18.08.2019

Musica nuda, Motta e l’arte di spogliarsi

Francesco Motta sul palco della Festa di Radio Onda d’Urto: essenzialità e cuore FOTOLIVEApertura d’impatto con La Rappresentante di Lista FOTOLIVE
Francesco Motta sul palco della Festa di Radio Onda d’Urto: essenzialità e cuore FOTOLIVEApertura d’impatto con La Rappresentante di Lista FOTOLIVE

Spogliarsi, non per il caldo ma per la capacità della musica di mettere a nudo i nodi più autentici delle paure e dei desideri: questa la provocazione degli artisti sul palco ieri a Onda d’Urto, rivolta in primo luogo a sé stessi. Le Capre a Sonagli, La Rappresentante di Lista e Francesco Motta covano un groviglio di sensazioni che solo attraverso le note può disbrogliarsi e, se non risolvere il disagio che attanaglia il mondo, almeno sfogare l’energia repressa di chi vive in un’epoca piena di ansia ma custodisce in sé un inquieto universo di indomabili forze creative. LE CAPRE sono animali inoffensivi, spesso associati all’abbruttimento: non queste capre, che hanno i sonagli di temibili serpenti. La loro musica synth-folk-metal-punk, ricolma di nonsense, cela un interessante esperimento dadaista. Come un’amazzone piomba sul palco La Rappresentante di Lista, come Lady Godiva nella sua folle cavalcata: «Go Go Diva» è il titolo dell’ultimo album del gruppo. È un inno corporale, un disfarsi delle certezze come ci si libera dei vestiti. La musica diventa corpo, «Il mio corpo», forza primordiale che rivolta la pelle: «Una canzone che fa esplodere i denti / e la mia lingua si muove da sola». Arrivare a una musicalità nuda, privando voci e accordi di tutto ciò che non è essenziale: questa operazione di sfoltimento è fulcro della poetica di Motta. Un cantautore dal volto tormentato, gli occhi scavati: cantare non gli procura gioia, è piuttosto un’operazione chirurgica alla quale sottopone la sua stessa carne. È un Motta cresciuto rispetto alla prima opera, «La fine dei vent’anni», in cui racconta la perdita della prima giovinezza. In «Vivere o morire», disco del 2018 ora in tour, siamo dall’altra parte del solco che divide i venti dai trenta. Ma questa terra adulta non ha certezze da offrire, solo un dubbio amletico: vivere o morire. Sarebbe il momento della stabilità, «è arrivata l’ora di restare» si ode in «Quello che siamo diventati», ma in realtà si continua a camminare distratti, da una paura all’altra. Prima, almeno, una parvenza di felicità scaturiva per caso dalla noia, nella commozione di tastare il tempo che passa. Ora le illusioni sono di minor conforto, cantare «è un po’ come essere felice», ma di vera gioia non c’è traccia. Lo stile non è cambiato molto: gli accordi son sempre quelli, il gusto per la ripetizione è un’eterna esitazione sulle note, traccia di una stasi esistenziale. Ma anziché sprofondare nella tristezza Motta si arma di sincerità e in mezzo alla sua città natale, Livorno, intuisce che è la «paura di lasciarsi andare» a frenare lo scioglimento di quel dubbio. Non serve fuggire dal confronto con il tempo: è necessario che «ci togliamo i vestiti / davanti a tutto quello che siamo diventati». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Anna Castoldi
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok