18 gennaio 2020

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07.12.2019

Nek, la canzone che non si arrende mai

Nek chitarra e voce a BresciaTutta la grinta di Filippo Neviani SERVIZIO AGENZIA FOTOLIVE/Fabrizio Cattina
Nek chitarra e voce a BresciaTutta la grinta di Filippo Neviani SERVIZIO AGENZIA FOTOLIVE/Fabrizio Cattina

Ha da poco realizzato il grande sogno di un tour europeo, tornando a cantare nelle grandi capitali del Vecchio Continente: Monaco, Zurigo, Bruxelles, il Bataclan di Parigi, teatro dei sanguinosi attentati del 2015, Londra. Lunedì l'ultima tappa oltreconfine a Madrid: ieri sera Nek è ripartito proprio dal Dis_Play di Brescia per l'ultima manciata di concerti sul suolo nazionale, conclusione prevista il 23 gennaio a Bari dopo oltre 30 tappe complessive. In platea un migliaio di fan, pronti a riempire gli spazi vuoti con un entusiasmo contagioso. Performance impegnativa, per Filippo Neviani: 25 anni di carriera da riassumere in 2 ore, un tentativo di rivendicare esperienza, solidità, continuità in un panorama rivoltato ormai come un calzino dalle nuove generazioni trap e it-pop. L'onda dei nuovi talenti sta monopolizzando la scena da un paio d'anni, rischiando di marginalizzare i nomi storici, i veterani dell’airplay improvvisamente spodestati da un esercito di sconosciuti che da un giorno all'altro vendono dischi a carrettate e riempiono gli stadi. La musica è cambiata ma l'artista di Sassuolo non rinuncia alla sfida anche davanti ad una platea inferiore alle attese: lo fa giocando con la cifra espressiva di sempre, fedele ad una canzone di stampo tipicamente italiano. Via così per buona parte di un live suonato fino all'ultima nota, a ricreare con una band impeccabile la fisicità di un sound che da sempre è il marchio di fabbrica. In scaletta sono stipate una trentina di canzoni, in buona parte conosciute a memoria e cantate a squarciagola dalla platea: «Fatti avanti amore» e «Dimmi cos'è», «Sei grande» e «Se una regola c’è», la sanremese «Mi farò trovare pronto» e una scatenatissima «Vulnerabile», con il gran crescendo in levare di «Musica sotto le bombe» ad aprire le porte all'immancabile «Laura non c’è», passaggio imprescindibile prima del delirio scatenato dalla discesa in platea con «Se telefonando», viatico per l’approdo ad un gran finale celebrato da una cascata di applausi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Claudio Andrizzi
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