23 ottobre 2019

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10.10.2019

Saraluce brilla in Latteria Molloy

Saraluce FOTO GIULIA BARTOLINI
Saraluce FOTO GIULIA BARTOLINI

Anteprima live tutta bresciana alla Latteria Molloy: sul palco del locale al parco Ducos ecco Saraluce, nuova, eterea, avvolgente voce dell’underground biancazzurro all’esordio con l’album autoprodotto «La fine non esiste». UN DISCO che la cantautrice presenterà per la prima volta dal vivo con una band composta da alcuni fra i migliori musicisti della scena autoctona: con lei Nicola Panteghini, Alessandro Pedretti, Silvio Uboldi. Inizio alle 21.30, ingresso gratuito. Registrato da Marco Franzoni negli studi Bluefemme Stereorec di Montirone, pubblicato lo scorso 20 settembre, disponibile in digital download e su tutte le piattaforme streaming, il disco rappresenta quasi una dichiarazione di pura indipendenza artistica, emozionale, esistenziale: un’opera in otto tracce che Saraluce (classe 1988, vero nome Sara Magra, padre catanese e madre bresciana) ha scritto, prodotto, arrangiato e pubblicato da sola, seguendo l’istinto che solo una motivazione profondamente ispirata riesce a tener vivo. La passione per la musica non è certo un’infatuazione recente, quanto un amore coltivato fin dagli anni del liceo quando, dopo la maturità classica, Sara decide di coltivare il proprio talento con lezioni di canto e pianoforte. Alla Latteria è di casa, visto che ci ha lavorato un paio d’anni respirando l’atmosfera vitale del live club più importante della città: da qui l’ispirazione per un progetto che comincia a camminare da solo nel 2017 con la registrazione del suo primo inedito «Velluto». Un passo che apre la porta all’esordio sulla lunga distanza: otto tracce venate di note autobiografiche, di atmosfere malinconiche e sonorità terse sull’onda di una canzone d’autore al femminile di indubbio stampo indie. «Questo disco racconta semplicemente del mio amore, cui ho voluto concedere attraverso la musica quella possibilità di diventare eterno che ancora non gli era stata concessa – spiega Saraluce -. Alla fine, è questo che conta. Non mi sono inventata niente: la fine delle cose mi ha sempre spaventata, a tratti terrorizzata, ma quella fine tanto temuta mi ha salvata, fatto rinascere. Mi ha spinto a ricominciare a vivere». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Claudio Andrizzi
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